Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare conosce la verità”.
Hermann Hesse, “Il canto degli alberi”. Cit. dell’ autore

Dopo il fico, e’ l’ ulivo protagonista dell’ ultimo romanzo
Lucia Lucente


Dopo aver rivolto il suo sguardo narrativo all’albero del fico, è ora l’ulivo, simbolo antico e venerabile, a farsi protagonista di questo romanzo, che, come il precedente “L’albero della fortuna”, è pubblicato da Aboca Edizioni. L’editore sottolinea quanto “le piante abbiano sempre esercitato una fascinazione profondissima sull’attività creativa degli scrittori; si potrebbe quasi affermare che, con rare eccezioni, ogni autore abbia intrecciato una parte essenziale della propria opera a un albero, reale o immaginario.” Carmine Abate non sfugge a questa regola, anzi è la Natura musa ispiratrice dei suoi lavori, quella Natura pura e incontaminata, aspra e selvaggia, che domina la Calabria, oggi come mezzo secolo fa.
Nella vicenda, emerge l’amore dell’ autore per la propria terra, un sentimento che s’ impone prepotentemente. Mentre Abate, figlio della Calabria, ha scelto di vivere lontano, tra la Germania e i monti innevati del Trentino, il protagonista del libro, Antonio, quasi in un processo catartico dell’ autore, decide di restare. A lui spetta l’arduo compito di ridare vita al Podere dell’olivo bianco, un luogo sacro e desolato, soffocato dai rovi e dalle sterpaglie, ma destinato a fiorire di nuovo. È qui, in questo spazio carico di memoria e speranza, che Antonio, con l’ausilio e l’amore di Elena, costruirà la propria dimora. Accanto a lui, si muovono figure indimenticabili: il padre, contadino temprato dal lavoro e dalla vita bucolica; la madre, fiera e devota alla famiglia e, infine, la nonna, custode di racconti arcaici, sospesi tra realtà e fantasia, cui il nipote
Antonio si abbandona, con animo sognante.
Su tutti, come un’ombra antica e fiera, aleggia la figura di Luca, un antenato coraggioso, divenuto quasi leggenda. Luca osò ribellarsi al giogo del signorotto locale, abbandonando il lavoro alle sue dipendenze e fondando un piccolo paradiso, in un appezzamento ostile. Per la sua ribellione , però, pagò un caro prezzo: l’invidia dei compaesani e la feroce ostilità del marchese, che lo costrinse a fuggire. Eppure, la sua memoria perdura, facendosi quasi coprotagonista della storia, accanto ad Antonio.
Nel racconto si stagliano, poi, le figure degli amici Riccardo e Marco, che il destino ha condotto lontano, nelle terre fredde della Germania e la moltitudine dei compaesani, incarnazione di un mondo rurale, ormai scomparso, ma rievocato in tutta la sua semplicità e bellezza.
Pagina dopo pagina, ci si immerge in un universo perduto e struggente, pervaso dagli odori e dai sapori della Calabria più autentica. Il passato si fa presente e una dolce nostalgia si insinua nel cuore di chi quei tempi ha vissuto, anni fatti di sacrifici, ma anche di valori veri e intramontabili.

Grazie, dunque, a Carmine Abate per averci restituito frammenti della nostra giovinezza, scrigno di emozioni uniche e inimitabili.