Non solo musica, ma tributo alla nostra meravigliosa terra.
Lucia Lucente

A Catanzaro Lido, nella notte, che saluta l’anno vecchio, per far posto a quello nuovo, e’ aleggiata un’ atmosfera particolare. Non è stato soltanto il il freddo intenso dell’inverno a pizzicare i volti, ma una vibrazione profonda, quasi tellurica, che annunciava un qualcosa destinato a restare impresso nella memoria collettiva. Il Capodanno Rai, tornato a svolgersi nella nostra meravigliosa terra, ha trasformato il lungomare in una grande agorà contemporanea, dove la festa si è fatta racconto identitario, gesto corale, rivendicazione di appartenenza.
La piazza ha risposto con calore, con compostezza festosa, con un orgoglio ,che non aveva bisogno di proclami, ma si lasciava intuire nei dettagli e negli sguardi.
È stato un Capodanno vissuto come un abbraccio pubblico, in cui musica e territorio si sono fusi in simbiosi. L’apice emotivo della serata si è avuto, quando Clementino ha conquistato il palco:
con la sua voce e le sue rime ha unito rappresentazione e identità territoriale, parlando ai giovani senza tradire le radici. Le bandiere giallorosse tra la folla hanno suggellato un’immagine simbolica di dialogo tra passato e presente, tra tradizione e linguaggi contemporanei. Maggiore artefice della serata è stato Marco Liorni, capace di dare voce, non solo allo spettacolo, ma anche al sentimento profondo di una comunità.

La definizione di “Città tra i due mari”, più volte evocata, non è risuonata come una formula turistica, bensì come una chiave poetica per leggere l’identità di un luogo, sospeso sull’istmo più stretto d’Italia, dove lo sguardo può immaginare Ionio e Tirreno fondersi in un caldo abbraccio.
Da Catanzaro, lo sguardo ha spaziato sull’ intera Calabria, regione , sovente, compressa nei cliché, raramente presentata nelle sue peculiarità, bellezze paesaggistiche, complessità. Attraverso immagini, parole e suggestioni, si è dischiuso un territorio, che, in pochi chilometri, sa mutare pelle: dalle spiagge luminose, dove il mare assume sfumature, che vanno dal cobalto al turchese, alle foreste lussureggianti della Sila, un angolo di Svizzera nel cuore del Mediterraneo, in cui, “ intra rigidissimas alpes “l’inverno posa la sua bianca coltre su altopiani suggestivi, ricchi di memoria e di biodiversità.
La Calabria è un atlante naturale in miniatura, una terra dai forti contrasti. Il Mediterraneo non è solo orizzonte balneare, ma civiltà millenaria; la montagna non è periferia, ma cuore pulsante, rifugio e riserva d’acqua, di aria, di futuro. I borghi arroccati, le vallate nascoste, i parchi nazionali, ancora troppo poco narrati, le foreste millenarie, compongono un mosaico,
che meriterebbe uno sguardo più attento e meno distratto. E proprio questo è forse il punto critico da sollevare: eventi come questo mostrano quanto potenziale comunicativo abbia la regione, ma ricordano anche quanto sia necessario un racconto continuo, non episodico, capace di andare oltre la vetrina della festa.
Il Capodanno di Catanzaro ha acceso un faro potente, ma la sfida vera resta quella di non spegnerlo all’alba del primo gennaio. Perché la Calabria non è solo uno scenario fantastico da riscoprire “ una tantum”; è un paesaggio umano e naturale, che chiede ascolto, investimenti , attenzione continua. In questa notte di passaggio, tra musica e mare, si è avuta la sensazione che la regione fosse pronta a parlare. Ora spetta all’Italia e alla Calabria stessa dimostrare di voler davvero ascoltare.

