La sopraffazione camuffata da tutela della democrazia
Lucia Lucente
Non è la prima volta che gli Stati Uniti colpiscono uno Stato sovrano, giustificando l’ aggressione in nome della democrazia, la libertà, la sicurezza globale. C’è un lungo elenco di interventi armati presentati come missioni salvifiche e conclusisi con Paesi devastati, istituzioni frantumate e popolazioni abbandonate al caos. È l’antica legge del “lupus et agnus”: il potente ha sempre ragione. Al di sopra di tutto, emerge una sola verità: il mondo non è cambiato e la legge della giungla è tuttora in vigore!
Legislazioni, stato di diritto, costituzioni, alla fine, si rivelano carta straccia o sterili parole.
In realtà, agli USA interessa soltanto il
controllo delle risorse e degli equilibri strategici. Il petrolio, soprattutto, continua a essere il vero motore silenzioso delle guerre moderne. Dove scorre l’oro nero, la sovranità diventa negoziabile e il diritto internazionale vacilla. A guidare queste scelte, non è solo la ragion di Stato, ma un nazionalismo esasperato, un narcisismo personale e politico dell’ attuale presidente degli Stati Uniti, incapace di riconoscere limiti e responsabilità storiche.
Questo schema si ripete in Venezuela. Ieri attacchi militari statunitensi hanno colpito obiettivi strategici nel Paese, mentre Washington rivendica l’operazione come necessaria per ristabilire ordine e legalità.
Il linguaggio è quello già sentito: intervento mirato, azione preventiva, tutela della democrazia.Sul terreno restano, però, paura, instabilità e vittime civili, ancora una volta escluse dal racconto ufficiale.

Il Venezuela, custode di immense riserve petrolifere, diventa, così, teatro di un conflitto, che va ben oltre la figura del suo governo. È una partita di potere globale, in cui la volontà di un popolo viene subordinata agli interessi di chi possiede armi, capitali e capacità di imporre la propria versione dei fatti.
Possiamo davvero continuare a parlare di paladini della democrazia, quando le bombe decidono il destino delle nazioni? O non sarebbe più onesto riconoscere che, troppo spesso, la democrazia viene usata come un vessillo, mentre a comandare sono la forza, l’interesse e l’arroganza del più forte?
Come accettare, per la superpotenza, che un Paese del Sud del mondo abbia cercato di rivendicare il diritto all’ autodeterminazione, a gestire le proprie risorse?
In questo scenario di sopraffazione e violenza, nessuno Stato è al sicuro. Stiamo tornando indietro ai periodi più bui della storia dell’ umanità. La “ bestia umana” continua a succhiare il sangue del proprio fratello e innumerevoli Caino uccidono altrettanti numerosi Abele.

