Studioso solerte ed educatore integerrimo, ha formato numerose generazioni
Lucia Lucente

La comunità di San Giovanni in Fiore piange la scomparsa del professor U. Casamassima, figura eminente di studioso e di educatore.
Se n’è andato in silenzio, con quella discrezione , elemento costante della sua esistenza, lasciando dietro di sé non un vuoto, ma una scia luminosa: quella che coloro che hanno consacrato la vita alla formazione delle giovani menti, riescono a tracciare nel tempo.
Professionista integerrimo, instancabile nel suo impegno, il professor Casamassima ha rappresentato, per generazioni di studenti, una fonte di sapere e di coscienza critica. Le sue lezioni non erano semplici esposizioni dottrinali, bensì tuffo nella conoscenza, itinerari dello spirito, nei quali il sapere si faceva esperienza viva, richiamo alla responsabilità. Egli credeva che l’educazione fosse atto di giustizia e promessa di libertà.
Studioso solerte e scrittore prolifico, ha affidato alle pagine di numerosi saggi il frutto della sua ricerca, tessendo trame di riflessione, che univano rigore scientifico e sensibilità umanistica. Ogni testo reca l’impronta di una mente vigile e di uno sguardo capace di abbracciare il particolare senza smarrire l’orizzonte.
Giunto a San Giovanni in Fiore negli anni ‘60, ne è divenuto cittadino nell’accezione più nobile del termine, non ospite, ma parte viva del tessuto sociale; non presenza marginale, ma elemento attivo. Si è integrato con naturalezza, intrecciando relazioni fondate sulla stima reciproca e sull’impegno condiviso.
Marito devoto e padre amorevole, ha seguito la famiglia con premura e responsabilità. In lui la dimensione pubblica e quella privata non sono state mai in conflitto, perché entrambe sgorgavano dalla medesima sorgente di integrità morale.
Oggi, resta la consapevolezza che uomini come il professor Casamassima non si congedano davvero. Vivono nelle parole, che hanno pronunciato, nei libri, che hanno scritto, nei valori che hanno trasmesso. Vivono negli sguardi dei giovani, che hanno imparato a pensare, a interrogare il mondo, a custodire il dubbio come strumento di crescita.
Ai suoi figli, che con lui hanno condiviso il peso e l’onore di una vocazione così alta, giunga il nostro abbraccio commosso; a lui, maestro di sapere e di umanità, sia lieve la terra, che ora lo accoglie, perché vi sono esistenze, che non si spengono, ma si trasfigurano in eredità morale, in luce, che continua a rischiarare il cammino degli altri.