Anno nuovo, tra problemi e speranze
L. Lucente

Il 2024 si chiude con un panorama globale segnato da conflitti, crisi umanitarie e sfide ambientali, che continuano a mettere a dura prova l’umanità. Le guerre in Ucraina e Palestina hanno causato decine di migliaia di vittime, evidenziando la persistenza della violenza e dell’odio tra i popoli. In Ucraina, il conflitto ha provocato oltre 83.000 morti, mentre in Palestina le stime parlano di almeno 33.000 vittime. Circa altri cinquanta conflitti insanguinano il pianeta e la “bestia umana” uccide e uccide ancora! L’ uomo si rivela, sempre più, “lupus” dei propri simili. In questo scenario apocalittico, a subirne le conseguenze devastanti sono, soprattutto, i bambini, teneri fiori recisi prima che il loro soave profumo possa irradiarsi nell’ habitat circostante. E mentre i nostri, distruggono, in men che non si dica, i loro costosi balocchi, in molte parti del mondo, i bimbi non hanno neanche il necessario per il sostentamento.

Parallelamente, il cambiamento climatico ha continuato a esacerbare le disuguaglianze economiche e sociali. Le popolazioni più povere sono risultate le più colpite dagli effetti del riscaldamento globale, subendo danni economici maggiori e affrontando sfide crescenti in termini di sicurezza alimentare e salute. È, quindi, vitale che i cosiddetti Paesi civilizzati, determinanti nella produzione di sostanze inquinanti, tengano conto di quell’ immenso potenziale umano, che vive nel terzo mondo, vittima sacrificale di un’economia che ha eletto il profitto ad unica divinità, ha distrutto foreste lussureggianti, ha profanato il sottosuolo, prima alla ricerca dell’oro giallo e, successivamente, del nero, ha fatto razzie di ogni specie vegetale ed animale.
Con il surriscaldamento del pianeta e conseguente siccità, questi popoli, che già patiscono la fame, potrebbero essere privati anche di quel poco necessario alla sopravvivenza. In tal caso, anche il
problema degli enormi flussi migratori potrebbe ulteriormente aggravarsi ed assumere dimensioni catastrofiche. Siamo in un’epoca di cambiamenti epocali: facciamo sì che, nonostante le guerre in corso, i polmoni del nostro pianeta riprendano a respirare!
Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha evidenziato come le politiche climatiche allineate all’Accordo di Parigi possano mitigare le disuguaglianze a lungo termine, affrontando, al contempo, il cambiamento climatico.
In questo contesto, l’economia sostenibile emerge come una via percorribile per invertire queste tendenze negative. Adottare modelli economici, che integrino la sostenibilità ambientale con l’equità sociale può contribuire a ridurre le disuguaglianze e promuovere uno sviluppo più armonioso. Politiche come il carbon pricing, accompagnate da meccanismi di redistribuzione equa dei ricavi, possono, non solo compensare i costi economici a breve termine, ma anche ridurre le disuguaglianze, abbassando l’indice di Gini di quasi 2 punti.
Guardando al 2025, dunque, è fondamentale che la comunità internazionale si impegni, con rinnovata determinazione, nella promozione della pace, nella lotta al cambiamento climatico e nella costruzione di un’economia più giusta e sostenibile. Solo attraverso un’azione collettiva e coordinata, sarà possibile affrontare le sfide globali e sperare in un futuro migliore per l’umanità.
Come sosteneva Ugo Foscolo, “spes, ultima dea”! Con la speranza, dunque, che, dal sogno si passi alla realtà, porgiamo i migliori auguri di
un sereno 2025 a tutti!

