{"id":7290,"date":"2016-05-28T21:44:18","date_gmt":"2016-05-28T19:44:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/?p=7290"},"modified":"2018-09-27T10:47:04","modified_gmt":"2018-09-27T10:47:04","slug":"gli-effetti-del-gelo-tardivo-sulle-foreste-della-sila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/ambiente\/gli-effetti-del-gelo-tardivo-sulle-foreste-della-sila\/","title":{"rendered":"Gli effetti del gelo tardivo sulle foreste della Sila"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">In alcune zone della Sila calabrese, sembra di vivere all\u2019interno di una stagione surreale, dove, al verde intenso dell\u2019erba e ai colori variopinti delle fioriture primaverili, si alternano, le varie tinteggiature delle fronde degli alberi. Si passa, repentinamente, dal verde cupo dei pini larici calabresi al verde chiaro delle latifoglie, che, timidamente, stanno cominciando a rivivere. Nel mezzo di tutto quest\u2019incanto, tipico delle austere e lussureggianti foreste silane, giungono le note dolenti. Interi crinali, gruppi numerosi di alberi o piante singole, per lo pi\u00f9, appartenenti alla specie Faggio <em>(Fagus sylvatica),<\/em> si presentano, stranamente, con la chioma di colore marrone scuro tendente al rossiccio. Da lontano, la percezione ottica \u00e8 davvero inusuale, nemmeno i pi\u00f9 anziani ricordano un fenomeno cos\u00ec esteso e di quest\u2019entit\u00e0, eppure, quei boschi, situati nelle zone pi\u00f9 elevate ed esposte a nord \u2013 nord est, hanno qualcosa che non va! <span style=\"color: #3366ff\"><a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/blog\/2016\/05\/le-foreste-della-sila-nella-morsa-grave-gelata-tardiva-2\/\">Inizialmente erano girate pi\u00f9 voci, circa una presunta malattia che stava affliggendo i faggi, ma poi, ognuno si \u00e8 reso conto, che a provocare il disseccamento delle foglie, totale o parziale, secondo l\u2019intensit\u00e0 del fenomeno, era stata la grave gelata tardiva di fine aprile.<\/a><\/span> La gelata in questione, era stata seguita da un periodo di freddo intenso <em>(sotto lo zero termico),<\/em> accompagnato, addirittura, da tardive nevicate, cadute primi giorni di maggio. Il pungente gelo approdato dopo l\u2019anomalo caldo, \u00e8 stato un devastante matrimonio per le piante, che proprio in quel periodo, avevano da poco sfoggiato la nuova splendente chioma, poi, tristemente e letteralmente <em>\u201cbruciata\u201d,<\/em> per ettari ed ettari di superficie. I danni arrecati sono stati notevoli: dal paesaggio che si presenta tuttora sfregiato, ai molti alberi da frutto che quest\u2019anno resteranno manchevoli di qualsiasi produzione, all\u2019arresto o fortemente limitato accrescimento legnoso annuo, specie nei faggi, la pianta arborea, senza alcuna ombra di dubbio, pi\u00f9 duramente colpita! Non va nemmeno dimenticato, che le piante interessate, saranno, ugualmente pi\u00f9 esposte all\u2019attacco di agenti patogeni, e che quindi, potranno di conseguenza deperire in forza ad un mix di cause correlate. Altri eventi climatici avversi, quali ad esempio, la siccit\u00e0 prolungata, nella prossima stagione estiva <em>(quest\u2019anno i rilievi della Sila, hanno visto pure pochissima neve),<\/em> potrebbero, rappresentare un ulteriore fattore di stress fisiologico, con molti alberi destinati a soffrire ulteriormente, ci auguriamo, che tutto ci\u00f2 non avvenga! Fenomeni simili, nel medesimo arco temporale, pare, si siano registrati parimenti in altre aree appenniniche, evidentemente frutto degli stessi strani effetti climatici. Le latifoglie, stimolate dal gran caldo di aprile, e di conseguenza lanciate su un falso ed effimero risveglio vegetativo, sono state colpite e, tradite dall\u2019ondata di gelo improvviso, calato silenziosamente, come un velo di morte per miliardi di foglioline appena formate <em>(per ci\u00f2 particolarmente tenere e quindi indifese verso le avversit\u00e0 atmosferiche).<\/em> Siamo andati, nuovamente, nel cuore della montagna, con la finalit\u00e0 di osservare pi\u00f9 da vicino e a distanza di un mese circa, lo stato di salute dei boschi feriti dal tragico evento climatico. Come sempre, sono balzati subito agli occhi, una serie di aspetti pratici, visibili anche ai meno esperti. Il viaggio \u00e8 stato condotto all\u2019interno del Parco Nazionale della Sila, in una delle aree pi\u00f9 colpite in assoluto, le foreste di Pettinascura, la cui cima raggiunge i 1689 metri sul livello del mare, qui, ci troviamo, in un comprensorio selvoso, di notevole estensione e di grande valore ambientale-paesaggistico, situato tra i comuni di San Giovanni in Fiore e Longobucco, nel cosentino. E\u2019 il cuore del vecchio Parco Nazionale della Calabria, in gran parte di propriet\u00e0 dello Stato, ma insistono pure boschi comunali e di privati. Nell\u2019area in questione, come detto estesa per migliaia di ettari, abbiamo costatato che alle quote meno elevate, diciamo pure dai 1350 ai 1450 metri, la situazione \u00e8 in netto miglioramento, con le nuove foglioline, che faticosamente, stanno rigenerando le chiome dei faggi, dei cerri e degli aceri, che erano stati per lo pi\u00f9 colpiti parzialmente dal fenomeno della gelata tardiva. Dai 1500 metri ai 1600 o poco pi\u00f9 su, gli effetti della gelata sono ancora purtroppo evidenti, particolarmente nelle aree pi\u00f9 esposte, mentre nelle valli fluviali il fenomeno \u00e8 in regressione. Piante giovani e mature, che a stento stanno facendo rispuntare le foglie, alberi che sembrano caduti in un profondo stato comatoso, appaiono rossastri e fanno da capolinea, in molte verdi e cupi pinete, intanto, anche quass\u00f9, ieri, \u00e8 stata una giornata finalmente mite, con i timidi abbozzi, che stanno sbocciando in segno di un nuovo risveglio, dopo la tormenta, abbattutasi, a met\u00e0, tra la primavera e l\u2019estate! Gli effetti attuali del post \u2013 fenomeno<em> \u201cgelata tardiva\u201d,<\/em> sono il deposito delle foglioline morte e giacenti nel sottobosco, esse, rappresentano un vero e proprio paradosso, sembra davvero di stare nel bosco in piena stagione autunnale \u2013 invernale. Con la speranza che la naturale decomposizione, possa smaltire quest\u2019apporto di ulteriore e imprevisto materiale, intanto un maggiore pericolo per gli incendi boschivi \u00e8 in agguato, perfino, per questo tipo di vegetazione, solitamente, molto meno interessato dalla piaga del fuoco. Un altro aspetto non di poco conto \u00e8 quello legato alla fauna selvatica. Ci sono porzioni di foresta, anche di una certa consistenza, che presentandosi senza la chioma tipica del periodo, non rappresentano, di fatto, un ambiente ottimale per la nidificazione di alcune specie di avifauna; da alcune osservazioni fatte e dall\u2019ascolto dei richiami, ci siamo subito resi conto che, quelle zone non avevano granch\u00e9 da offrire, specie come riparo, per diverse specie di uccelli tipicamente forestali. La stessa cosa, potrebbe valere per la fauna ungulata <em>(caprioli, cervi e cinghiali),<\/em> che avrebbero, pi\u00f9 difficolt\u00e0 a nascondersi dai predatori o da qualche furfante <em>(bracconiere).<\/em> Il sottobosco <em>(grazie alla mancanza delle lamine fogliari degli alberi)<\/em>, presentandosi pi\u00f9 secco ed esposto agli effetti diretti della luce e degli agenti atmosferici, verosimilmente, ci \u00e8 parso pi\u00f9 povero di vita animale e vegetale. In questo scenario descritto, pur non avendo prove scientifiche nelle mani, ma essendo il tutto, frutto di attente osservazioni, corredate da una profonda conoscenza dei luoghi e, delle variegate specie vegetali e animali che in essi insistono, vi \u00e8 stata, pi\u00f9 d\u2019una evidenza tangibile, registrata e documentata durante l\u2019escursione. La faggeta in quota, si sta gradualmente riprendendo, ci vorranno ancora molti giorni prima di rientrare nella normalit\u00e0 della stagione, di sicuro, sulle montagne pi\u00f9 elevate della Sila, la natura, ha subito una sberla, non di poco conto, i cui effetti reali, forse, nessuno riuscir\u00e0 mai a calcolare. Inverni miti e poveri di neve, primavere calde e gelate, estati secche e brevi, autunni spesso false repliche di ogni diversa stagione, rappresentano, un quadro preoccupante e desolante, che si ripete ormai troppo spesso. Tra i tanti clamori, appelli e proclami, poco o niente \u00e8 stato fatto, specie da parte di quei paesi, che sul clima, hanno preso impegni che puntualmente disattendono, favorendo, al contempo, uno scenario tutt\u2019altro che positivo. I fenomeni delle gelate tardive registrate nell\u2019area appenninica italiana, con riguardo all\u2019areale meridionale e alla Sila calabrese nello specifico, hanno dimostrato, quest\u2019anno, che proprio dall\u2019analisi degli effetti locali, dovrebbe innescarsi un\u2019inversione di tendenza globale!<br \/>\n<span style=\"color: #3366ff\"><em><strong>Gianluca Congi \u00a9 &#8211; <a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.gianlucacongi.it\">www.gianlucacongi.it<\/a><\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #3366ff\"><a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.meteoweb.eu\/2016\/05\/gli-effetti-del-gelo-tardivo-sulle-foreste-della-sila-foto\/693240\/\"><em>Tratto da MeteoWeb.eu, dov&#8217;\u00e8 presente anche la gallery completa, con gli effetti della gelata tardiva della Sila &#8211; CLICCA QUI &#8211;<\/em> <\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In alcune zone della Sila calabrese, sembra di vivere all\u2019interno di una stagione surreale, dove, al verde intenso dell\u2019erba e ai colori variopinti delle fioriture primaverili, si alternano, le varie tinteggiature delle fronde degli alberi. 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