{"id":7206,"date":"2016-05-04T20:25:20","date_gmt":"2016-05-04T18:25:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/?p=7206"},"modified":"2018-09-27T10:47:05","modified_gmt":"2018-09-27T10:47:05","slug":"la-processionaria-del-pino-sila-la-vera-storia-sul-flagello-silenzioso-dei-boschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/ambiente\/la-processionaria-del-pino-sila-la-vera-storia-sul-flagello-silenzioso-dei-boschi\/","title":{"rendered":"La Processionaria del Pino in Sila, la vera storia sul flagello silenzioso dei boschi!"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7210\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13.jpg\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7210\" class=\"size-medium wp-image-7210\" src=\"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13-300x237.jpg\" alt=\"Larva di Processionaria del Pino (primo piano) - foto Gianluca Congi \u00a9\" width=\"300\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13-300x237.jpg 300w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13-768x606.jpg 768w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13-750x592.jpg 750w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Gianluca_CONGI\u00a9_13.jpg 794w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-7210\" class=\"wp-caption-text\">Larva di Processionaria del Pino (primo piano) &#8211; foto Gianluca Congi \u00a9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0La <strong>Processionaria del Pino, <em>Thaumetopoea pytyocampa<\/em> (Den. et Schiff.), <\/strong>conosciuta con pi\u00f9 termini, nei dialetti regionali italiani, da <em>\u201cgatta pelosa\u201d<\/em> a <em>\u201ccampa\u201d,<\/em> \u00a0\u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 pericolosi e voraci defogliatori delle conifere. Quest\u2019insetto termofilo colpisce e frequenta i boschi di pino, in particolare le seguenti specie: <strong><em>Pino nero, Pino insigne, Pino d\u2019Aleppo, Pino di Monterey, Pino silvestre, Pino marittimo, Pino mugo<\/em> <\/strong>e pi\u00f9 raramente il <strong><em>Pino domestico, <\/em><\/strong><em>il<strong> Pino strobo, <\/strong>il<\/em><strong> <em>Larice<\/em><\/strong> e alcune specie di <strong><em>Cedro<\/em><\/strong>. La distribuzione geografica del lepidottero, occupa l\u2019Europa Centro-meridionale e un po\u2019 tutto il bacino del Mediterraneo, estendendosi dalla Turchia ai paesi del Nordafrica, passando per la Penisola iberica e interessando anche i Balcani. In Italia \u00e8 presente un po\u2019 dappertutto, dalla Valle d\u2019Aosta fino alla Sicilia, ivi comprese le grandi isole mediterranee. Da pi\u00f9 anni a questa parte, anche la Sardegna, un tempo ritenuta immune dal fenomeno, sta facendo i conti con il lepidottero. La Calabria, da cima a fondo \u00e8 investita dalla Processionaria del Pino. Scorribande di larve, sono gi\u00e0 penetrate fin dentro le citt\u00e0, vedi i casi emblematici di Reggio, Lamezia Terme e San Giovanni in Fiore. Tantissimi comuni rivieraschi, collinari e montani, devono fare i conti con quella che sta diventando sempre pi\u00f9, una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria! Intanto, l\u2019insetto in questione, da adulto \u00e8 una farfalla notturna, dal corpo bruno-arancione con le ali anteriori grigiastre variegate di nero e le posteriori bianche. Il maschio \u00e8 poco pi\u00f9 piccolo della femmina, sono dei buoni volatori, sebbene la femmina in minor misura, ad ogni modo, entrambi, raggiungono anche diversi chilometri da luogo di sfarfallamento. Con un\u2019apertura alare di pochi centimetri, in genere dai 30 mm <em>(maschi)<\/em> ai 40 mm <em>(femmine),<\/em> gli adulti, sfarfallano da giugno fino ad agosto, nelle ore serali o nel tardo pomeriggio. Dopo la fase di accoppiamento, seguir\u00e0 la deposizione delle uova, la vita delle farfalle di processionaria, sar\u00e0 di 1-2 giorni al massimo! Le uova deposte sui rametti di pino, anche fino a 300 unit\u00e0, gi\u00e0 orfane, schiuderanno dopo un periodo variabile, in genere tra i 30 e i 40 giorni, cominciando sin da subito, ad erodere il parenchima fogliare, con danni pi\u00f9 modesti che rispetto a quelli provocati nella stagione primaverile. Le neonate larve, in seguito, costruiranno un primo nido estivo, tipo una ragnatela fitta, in prossimit\u00e0 dei rametti mangiucchiati. Con il sopraggiungere della stagione autunnale, le larve di terza e quarta et\u00e0, che nel frattempo saranno cresciute a discapito degli alberi ospitanti, inizieranno a svernare nel nido invernale, quello ormai famoso a ognuno di noi, costituito da un intreccio fittissimo di fili sericei di colore bianco opaco \u2013 argenteo, dove passeranno tutta la stagione fredda, protette dalle intemperie e, anche dalle temperature pi\u00f9 basse e riparate persino da neve e ghiaccio. I nidi invernali, in genere, vengono predisposti sul cimale o sulle parti della pianta pi\u00f9 soleggiate e ben esposte alla luce, questo al fine di accumulare pi\u00f9 calore al suo interno. Non di rado, anche in Sila e durante l\u2019inverno, sono state osservate le larve, persino a gennaio e febbraio, queste, erano fuoriuscite per nutrirsi, approfittando di giornate particolarmente miti, ovviamente questa circostanza, negli ultimi anni \u00e8 stata registrata sempre pi\u00f9 frequentemente, in dettaglio nelle stazioni intorno ai 1000 metri di quota! All\u2019inizio della primavera o quando questa \u00e8 gi\u00e0 in corso, secondo le altitudini e latitudini delle zone colpite, le larve, raggiunto l\u2019ultimo stadio, si riuniranno, e in fila indiana, una dopo l\u2019altra, proprio come in processione <em>(da qui il caratteristico nome di Processionaria del Pino), <\/em>dagli alberi, raggiungeranno il terreno, per impuparsi, non prima di aver voracemente consumato gli aghi della pianta ospite, spesso, secondo la gravit\u00e0 dell\u2019attacco, provocandone la defogliazione completa. Una volta penetrate nel suolo, a una profondit\u00e0 variabile tra i 5 e i 20 centimetri, le larve cominceranno a filare un bozzolo di seta bruna, all\u2019interno del quale, si trasformeranno in crisalidi. Le crisalidi, in genere, rimangono in diapausa per circa 3 mesi, dopodich\u00e9 si trasformano in adulto e quindi in una farfalla in grado di generare altra vita e poi, come detto, morire immediatamente dopo. Come altre falene, possono emettere, se disturbate un liquido irritante. In alcuni casi per\u00f2, le crisalidi, potranno restare nel terreno anche per anni, prima di fuoriuscire e iniziare gli sfarfallamenti. Due D.M. (Decreto Ministeriale), rispettivamente del 17.04.1998 e del 30.10.2007, stabiliscono, che la lotta alla Processionaria del Pino \u00e8 obbligatoria nel territorio dello stato italiano. Il Servizio Fitosanitario delle regioni \u00e8 l\u2019organo competente, specie per i boschi, questo pu\u00f2 avvalersi del C.F.S, dei corpi forestali regionali, dei servizi forestali della regione e dei soggetti ritenuti idonei per le finalit\u00e0 connesse alla lotta attiva verso l\u2019insetto. Negli ambienti urbani e periurbani, il Sindaco e le autorit\u00e0 sanitarie territoriali, giocano un ruolo molto importante in virt\u00f9 della tutela della salute e degli interessi della popolazione. La Regione Calabria ha dettato recentemente, anche delle disposizioni per questa lotta guidata, ma il problema principale resta la vastit\u00e0 del territorio investito dall\u2019infestazione, per cui, sar\u00e0 molto difficile eradicarlo, specie nel breve-medio periodo, tenuto conto pure, degli evidenti cambiamenti climatici in atto, che favoriscono certamente la diffusione dell\u2019insetto, addirittura in zone dove mai si pensava che potesse arrivare! I proprietari dei boschi o degli alberi infestati, sono i primi responsabili, non soltanto per il tornaconto economico ma anche nella lotta attiva verso l\u2019insetto defogliatore. Le disposizioni normative vigenti, prevedono sanzioni salate, sia per chi non comunica la presenza del lepidottero sia per i soggetti inadempienti alla rimozione dell\u2019infestazione. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Sull\u2019Altopiano della Sila, individuai uno dei primissimi focolai dell\u2019infestazione sul Pino laricio calabrese. Nel lontano autunno del 1992, tra i comuni di San Giovanni in Fiore (CS) e Caccuri (KR), in una zona intorno ai 900 metri di quota, ebbi modo di scrutare, alcuni nidi invernali, assolutamente non presenti nella stagione precedente.<\/strong> <strong>Da una ricerca storica, pare, che vi era stata notizia di un\u2019infestazione contenuta, negli anni \u201950-&#8217;60, mentre alcuni nidi isolati e rientranti nella normalit\u00e0 dell\u2019equilibrio della vita del bosco, erano stati avvistati negli anni \u201980, sempre in agro di San Giovanni in Fiore, ma in tutt\u2019altro comprensorio.<\/strong><\/span> La situazione da me registrata nel 1992, segnalata alle autorit\u00e0 competenti, fu talmente imprevedibile, che in pochissimi anni, si trasform\u00f2 in un vero e proprio problema per migliaia di ettari di bosco coperti a <strong><em>Pinus nigra laricio<\/em><\/strong>. In soli cinque anni (1992-1997), risultavano interessate ben 13 localit\u00e0 del territorio di San Giovanni, pi\u00f9 diverse altre, ricadenti nei comuni di Caccuri, Cerenzia, Castelsilano, Savelli e Cotronei nella provincia di Crotone. Nessuno, temeva e conosceva il fenomeno come invece oggi \u00e8 rappresentato. Chi l\u2019avrebbe mai immaginato, che dopo quasi 25 anni, la processionaria, potesse diventare una serissima minaccia per boschi, animali e umani? <strong>Per almeno 10 anni, dal 1993 al 2003, ho seguito attentamente e cronologicamente, l\u2019evoluzione della Processionaria del Pino sulla Sila orientale. Ogni anno, nello stesso periodo, effettuavo per conto della Delegazione Regionale Calabria della L.I.P.U. <em>(Lega Italiana Protezione Uccelli),<\/em> un monitoraggio sistematico, cercando di stabilire un numero medio di nidi a pianta e una percentuale di attacco ad ettaro, in tutte le localit\u00e0 investite, con riscontro anno in anno, di nuovi siti, sempre pi\u00f9 in alto, come limite di quota altimetrica.<\/strong> Quest\u2019attenta ricognizione, di cui in gran parte, conservo ancora oggi i documenti manoscritti, fu molto utile, in quanto, venne successivamente passata, ad alcuni funzionari dell\u2019allora A.R.S.S.A. <em>(Agenzia Regionale Sviluppo e Servizi in Agricoltura),<\/em> con cui collaborai per diversi anni, al fine di individuare tutte le zone colpite e seguirne, nel dettaglio, le esplosioni demografiche, la diffusione e la variazione del fenomeno anche in relazione alle condizioni meteorologiche. In alcune localit\u00e0 e stagioni, specie sul finire degli anni \u201990, furono documentati violenti attacchi con defogliazione di decine e decine di ettari di pinete naturali e artificiali di Pino laricio calabrese. <strong>Nei primi anni 2000, l\u2019A.R.S.S.A, realizz\u00f2 uno dei primissimi <u>progetti di monitoraggio<\/u> e <u>lotta biotecnologica<\/u>, tramite trappole a feromone, proprio nel comune di San Giovanni in Fiore.<\/strong> Con queste trappole, posizionate nei primi giorni di luglio, furono catturati complessivamente oltre 15.000 adulti in sfarfallamento, l\u2019attivit\u00e0 fu condotta fino al primo di ottobre. L\u2019attivit\u00e0, prevedeva, oltre alla sostituzione della sostanza di attrazione <em>(appunto i <strong>ferormoni<\/strong>, che sono sostanze chimiche rilasciate dalla femmina per attirare il maschio durante il periodo dell&#8217;accoppiamento<\/em>), anche la regolare ispezione in almeno 5 diverse epoche, nel corso dell\u2019intero periodo di trappolaggio. Questa forma di sorveglianza e cattura massiva, se ripetuta per alcuni anni, pu\u00f2 portare a un\u2019efficace valutazione dell\u2019andamento della dinamica delle popolazioni del lepidottero, in modo tale, da poter intervenire tempestivamente e d\u2019anticipo, ad esempio, nei periodi che precederanno un\u2019esplosione demografica. Il lavoro di un giovanissimo ambientalista, spesso rompi scatole, unito a quello di alcuni volenterosi e dinamici funzionari regionali, forse, non era stato del tutto vano, tenuto conto, che resta ancora, una pietra miliare nello studio dello sviluppo della Processionaria, su tutto il territorio calabrese e italiano. Il mio allarme del 1992, rimasto inascoltato per molti anni, forse a causa della mia giovanissima et\u00e0 di quel periodo <em>(13 anni da poco compiuti),<\/em> aveva finalmente trovato dei validi interlocutori. <strong>Questa \u00e8 forse la migliore occasione, dopo tutto questo tempo, per ringraziare quelle persone che dimostrarono attaccamento sia professione sia alla causa della concreta tutela del patrimonio forestale e ambientale non solo della regione Calabria.<\/strong> <strong>Devo necessariamente menzionare, anche il primo sindaco, che s\u2019interess\u00f2 al problema della Processionaria sulla Sila, l\u2019avv. Pietro Durante, primo cittadino di Castelsilano (Kr), con lui, si susseguirono diversi incontri, al fine di sensibilizzare le autorit\u00e0 competenti, a prendere coscienza e a intervenire al pi\u00f9 presto per debellare il fenomeno che stava espandendosi a macchia d\u2019olio.<\/strong> Pochi giorni fa, ho trovato nuovamente il lepidottero a quote davvero impensabili! Il killer silenzioso dei boschi \u00e8 presente persino sul Montenero, la cui cima sfiora i 2.000 metri, e alle cui falde, intorno i 1600-1700 metri, sono presenti alcuni preoccupanti nidi invernali. La classica processione delle larve, quest\u2019anno, l\u2019ho osservata finanche nei fitti boschi di Spina, sui 1600 metri, gi\u00e0 nella prima decade di aprile. Da alcuni anni, nella zona di Carlomagno, tra i 1500 e i 1600 metri, ha fatto la comparsa. Il Parco Nazionale della Sila, con le sue immense e straordinarie foreste, purtroppo non \u00e8 immune, dalla presenza della Processionaria. La Sila, lo ricordo ancora una volta, conserva oggi il pi\u00f9 importante popolamento di <strong>Pino nero laricio calabrese<\/strong>, con oltre 40.000 ettari, tra boschi naturali e artificiali; la pianta in questione \u00e8 presente pure in Aspromonte e sull\u2019Etna, ma con superfici molto pi\u00f9 ridotte che rispetto alla vastit\u00e0 delle foreste, occupate sull\u2019Altopiano silano. Sempre sulla Sila e nella Pre-Sila crotonese, cosentina e catanzarese, negli anni, ho documentato l\u2019attacco anche su altre essenze arboree, dal <strong><em>Pino insigne<\/em><\/strong>, al <strong><em>Pino marittimo<\/em><\/strong>, al <strong><em>Pino domestico<\/em><\/strong> e molto raramente su alcune specie di <strong><em>Cedro dell\u2019Himalaya e Cedro del Libano<\/em><\/strong>, tutte piante, impiantate artificialmente dall\u2019uomo, sia per alberature stradali sia in rimboschimenti attuati negli ultimi 50 anni. Molte pinete a Pino laricio, sorgono in territori dove, per diversi aspetti, dovrebbero essere presenti altre essenze forestali, soprattutto Castagno e querce. Agli errori del passato, pur se il pino fu impiegato come specie pioniera al fine di migliorare i terreni, spesso poveri e poco ospitali alla rigogliosa vegetazione arborea, in seguito, non sono seguite le opportune azioni silvo-culturali, tese, alla graduale sostituzione del pino, con altre specie che oggi, in molti casi, occupano nel sottobosco, il rinnovamento che avr\u00e0 presto il sopravvento. Giova ricordare, che, in molti territori sotto i 1000 metri di quota, oltre al quadro appena esposto, insistono ugualmente numerosi boschi naturali di Pino laricio, che in seguito a distruttivi incendi, in pi\u00f9 casi, hanno visto per\u00f2 la naturale sostituzione, con castagneto o querceto, evidentemente perch\u00e9 specie adesso pi\u00f9 adatte a occupare quelle aree. La <em>Thaumetopoea pityocampa,<\/em> attacca maggiormente pini di giovane e di media et\u00e0, specialmente quando vegetano su terreni poveri, asciutti ed esposti a sud o sud ovest, specie se in filari o ai margini delle aree boschive. Quest\u2019insetto, nel bacino del Mediterraneo, \u00e8 considerato come uno dei principali fattori limitanti, per lo sviluppo e il mantenimento delle pinete. La lotta attiva alla Processionaria del Pino, si attua in pi\u00f9 modi, c\u2019\u00e8 una forma di <strong><u>lotta meccanica<\/u><\/strong>, che consiste nell\u2019asportare i nidi invernali, tramite svettatoi o cestelli meccanici e dotati d\u2019indumenti adeguati, i nidi raccolti in cumuli, vanno poi distrutti tramite abbruciamento. Esistono anche metodi, che utilizzano fucili che sparano pallottole caricate a pallini, da attuare sempre nei periodi invernali, anche con piccoli calibri. In quest\u2019ultimo caso, per\u00f2 potrebbe coesistere un eventuale inquinamento da piombo e tale sistema potrebbe essere fatto solo per piccole porzioni e in luoghi lontani da strade e abitati, stesso discorso o quasi, per le cartucce insetticide. La <strong><u>lotta chimica<\/u><\/strong>, ha invece grossi inconvenienti, tra i quali quello non indifferente della compromissione della biocenosi del bosco, con annessi e connessi effetti sulla fauna, la flora ma anche sull\u2019uomo stesso. Prodotti larvicidi aventi una bassa tossicit\u00e0, pure alle dosi minime, sono stati impiegati per limitate porzioni di bosco, ma con irrogazione da terra, giacch\u00e9 per via aerea non \u00e8 semplice dal punto di vista tecnico, logistico e delle procedure autorizzative. Il metodo pi\u00f9 opportuno, rientrante nella <strong><u>lotta biologica,<\/u><\/strong> usato anche su larga scala specialmente tra settembre e ottobre sulle larve di 2\u00b0 e 3\u00b0 et\u00e0, \u00e8 lo spargimento aereo o tramite atomizzatore, di un alleato naturale, il <strong><em>Bacillus Thuringiensis var.<\/em><\/strong><em> <strong>Kurstaki<\/strong><\/em>, un batterio sporigeno abitante del terreno. Il batterio in questione, quando \u00e8 ingerito dai bruchi, li uccide, poich\u00e9 agisce sull\u2019apparato digerente, \u00e8 innocuo per l\u2019uomo, api, insetti utili e per la fauna selvatica. Altri sistemi, come l\u2019<strong><u>endoterapia<\/u><\/strong> o le <strong><u>trappole meccaniche<\/u><\/strong>, naturalmente, per la vastit\u00e0 dell\u2019invasione, non sono mai state prese in considerazione. Nel bosco, sono presenti diversi <strong><u>agenti di contenimento e di lotta naturale<\/u><\/strong>, questi purtroppo non riescono ad agire con apprezzabili risultati, specie quando c\u2019\u00e8 un evidente squilibrio nell\u2019ecosistema o quanto uno o pi\u00f9 fattori dominanti, non consentono alla natura, di auto-difendersi senza che l\u2019uomo <em>(che ha fatto gi\u00e0 notevoli danni all\u2019intero pianeta Terra) <\/em>debba intervenire! In base allo stadio di sviluppo dell\u2019insetto, troviamo, ad esempio, alcuni nemici del lepidottero presenti in natura, \u00e8 il caso dell\u2019imenottero <strong><em>Ooencyrtus pityocampae<\/em><\/strong>, che parassitizza le uova della processionaria. Sulle larve, agisce ad esempio, un Dittero Tachinide, quale il <strong><em>phryxe caudata<\/em><\/strong><em>, <\/em>ma anche alcuni uccelli insettivori, come quelli appartenenti al genere <strong><em>Parus<\/em><\/strong>, tra cui segnaliamo la <strong><em>Cinciallegra<\/em><\/strong>, la <strong><em>Cinciarella<\/em><\/strong>, la <strong><em>Cincia bigia<\/em><\/strong> e la <strong><em>Cincia mora<\/em><\/strong>, molto diffusi nei nostri boschi, senza dimenticare il mitico <strong><em>Cuculo<\/em><\/strong>, uccello migratore ghiotto di larve di processionaria. Allo stato di crisalide, un altro uccello migratore \u00e8 un valido collaboratore, si tratta dell\u2019<strong><em>Upupa<\/em><\/strong>, peccato che sia sempre pi\u00f9 rara nelle nostre campagne! Tra vari altri insetti nemici naturali della Processionaria del Pino, troviamo il gruppo della <strong><em>Formica rufa<\/em><\/strong>, che comprende <strong><em>F. lugubris, F. rufa, F. aquilonia, F. polyctena<\/em><\/strong>, tutte voraci di larve di Processionaria del Pino, gi\u00e0 impiegate in progetti sperimentali di controllo naturale dei lepidotteri defogliatori forestali. Questi aspetti, dovrebbero farci riflettere sul necessario rispetto di ogni creatura, anche di quella che a noi fa pi\u00f9 specie o che erroneamente, ci appare, come insignificante! Ho assistito personalmente, a interi alberi, bonificati dalle cinciarelle e dalle cinciallegre, che bucando letteralmente i nidi invernali, al fine di cibarsi delle larve in essi contenuti, hanno poi provocato la morte dell\u2019intera comunit\u00e0 di processionarie, grazie soprattutto al fatto, che era venuta meno la protezione dal freddo e dalle intemperie. Questo fenomeno, pi\u00f9 volte osservato in altrettante zone della Sila, \u00e8 stato seguito attentamente dal sottoscritto, durante i monitoraggi sul lepidottero, tra il dicembre del 1997 e il gennaio del 1998, nella localit\u00e0 Cerchiara di San Giovanni in Fiore (Cs). <strong>I danni che la processionaria provoca, sono diversi e vari.<\/strong> Intanto, sono commisurati al grado d\u2019infestazione, all\u2019et\u00e0 delle piante e allo stato vegetativo. Intensi attacchi possono portare, come gi\u00e0 avvenuto in pi\u00f9 comprensori, specie negli anni passati ma anche recentemente <em>(vedi caso di Longobucco, Savelli, San Giovanni in Fiore, Cotronei e altri),<\/em> alla defogliazione completa delle piante, ridotte a uno scheletro legnoso senza gli aghi. Questi potenti attacchi, sferrati da un numero considerevole di larve, riducono notevolmente l\u2019accrescimento in altezza della pianta oltre che l\u2019incremento legnoso, con evidente perdita economica e paesaggistica di un luogo. Se la gravit\u00e0 dell\u2019attacco, si dovesse protrarre per diversi anni, si potr\u00e0 assistere a un grave stress fisiologico, con indebolimento sistematico delle piante colpite, che saranno, cos\u00ec facilmente predisposte all\u2019attacco di malattie fungine lignicole <em>(Carie)<\/em> o di altri insetti dannosi, specie quelli <em>xilofagi<\/em>. La Processionaria del Pino, per via diretta, non provoca la morte della pianta, tuttavia, nelle condizioni poc\u2019anzi descritte, \u00e8 verosimile un maggiore pericolo, soprattutto per le porzioni di bosco colpite in modo violento e ripetuto negli anni. Per l\u2019uomo e per gli animali <em>(capre, cavalli, cani, gatti ma anche selvatici),<\/em> il pericolo della Processionaria del Pino \u00e8 allo stadio larvale. Soprattutto dal terzo stadio in seguito, <strong>la larva \u00e8 ricoperta da peli urticanti, liberatrici di istamina, questi si rompono facilmente e si diffondono agevolmente nell\u2019ambiente circostante<\/strong>. In primavera, specialmente quando le larve escono dai nidi invernali, anche grazie al vento, i peli che li ricoprono possono <em>\u201cgalleggiare\u201d<\/em> nell\u2019aria e depositarsi ovunque. Le setole, o i loro frammenti urticanti, a contatto con l&#8217;occhio, possono sviluppare congiuntiviti e progredire, in casi rari, anche a cecit\u00e0. Quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive, possono generare infiammazioni, broncospasmo e reazioni allergiche, talvolta anche severe se non trattate immediatamente. I soggetti allergici, dovrebbero prestare una grande attenzione al fenomeno, giacch\u00e9 lo shock anafilattico, specialmente nelle persone pi\u00f9 sensibili \u00e8 sempre in agguato. L\u2019evento pi\u00f9 ricorrente, provocato dalla Processionaria del Pino, fortunatamente \u00e8 un eritema papuloso e pruriginoso sulle mani, sul collo, sulle gambe o comunque sulle parti esterne del corpo, venute a contatto con i peli urticanti, di solito, scompare dopo alcuni giorni. Rivolgersi sempre al medico o al pi\u00f9 vicino pronto soccorso, in caso di reazioni preoccupanti. Ricordo, soprattutto nella prima fase del fenomeno, sempre in Sila, che alcuni studenti dell\u2019allora Istituto Agrario, rimasero seriamente investiti da avversi sintomi allergici, derivati proprio dal contatto con i peli, contenenti sostanze proteiche liberatrici d\u2019istamina. Sono a conoscenza altres\u00ec, di alcuni gravi episodi, con ricorso alle cure ospedaliere, registrati nei paesi dell\u2019Alto crotonese e della Sila cosentina. Molti anni fa, in Sila Grande, accadde un decesso, cui pi\u00f9 d\u2019uno lo assoggett\u00f2 a una grave reazione provocata da peli urticanti di lepidotteri, allora, il fenomeno ancora non era conosciuto e diffuso, certamente, senza conferme e riscontri scientifici non pu\u00f2 essere validato, rammentando comunque, come la Processionaria del Pino, possa provocare anche ostili reazioni allergiche, fino a cagionare, come gi\u00e0 detto, nei casi pi\u00f9 severi, gravissimi shock anafilattici! <strong>Uno spassionato consiglio, evitate di portare specie in primavera, i cani, le capre o i cavalli, nei territori invasi da processionaria<\/strong>! I peli urticanti della larva di processionaria, entrando in contatto con la lingua degli animali, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno pu\u00f2 essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni della lingua stessa, fate perci\u00f2 molta attenzione. Nello scorso mese di dicembre, una positiva notizia \u00e8 giunta direttamente da Bruxelles.\u00a0 <strong>La presidente della Commissione per le petizioni Cecilia Wikstr\u00f6m, ha comunicato che la petizione sul contrasto al fenomeno della processionaria del pino, presentata dal giovane Francesco Foglia, \u00e8 stata dichiarata ricevibile dal Parlamento Europeo, in quanto il suo oggetto rientra nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 dell\u2019Unione Europea. <\/strong>La commissione per le petizioni, ha quindi chiesto alla Commissione Europea di svolgere uno studio preliminare sui vari aspetti del problema, in base alle informazioni fornite. La commissione ha, inoltre, ravvisato l\u2019opportunit\u00e0 di sottoporre le questioni sollevate nella petizione, anche alla commissione per l\u2019ambiente, la sanit\u00e0 pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo. <strong>Vedremo se a breve, l\u2019UE, riuscir\u00e0, specie verso i paesi della zona mediterranea, Italia in primis, visto che qui da noi \u00e8 un endemico fitofago, a imporre azioni mirate contro il flagello delle foreste!<\/strong> In alcuni centri calabresi e non, i privati ma anche i comuni, hanno attuato sistematici tagli di alberi colpiti da nidi di processionaria, in questi casi, ricordiamolo, come il taglio alla base degli alberi, specie nelle zone abitate, deve essere sempre l\u2019ultima soluzione da attuare, anche se spesso \u00e8 la pi\u00f9 facile ma allo stesso tempo, la pi\u00f9 sbagliata, tenuto conto che per porzioni limitate o per pochi alberi, vi sono tanti rimedi, quali ad esempio, la lotta meccanica nel periodo autunnale-invernale. L\u2019ignoranza, purtroppo, regna sovrana, perch\u00e9 in diversi casi che mi sono stati segnalati, gli interventi in oggetto, sono stati realizzati addirittura in epoche, dove le larve erano gi\u00e0 fuori dai nidi, per cui tempo e denari persi oltre che nessun valido intervento concretizzato! Inviterei, pertanto, soprattutto i sindaci e gli assessori all\u2019ambiente, di farsi promotori unitamente \u00a0alle autorit\u00e0 sanitarie territoriali, alle associazioni ambientaliste &#8211; animaliste, ai veterinari pubblici-privati, ai dottori agronomi-forestali e, ai tutori del patrimonio ambientale e forestale, in primis il Corpo Forestale e la Polizia Provinciale, di tavoli tecnici di coordinamento in ogni comune, al fine di valutare, ognuno per la propria competenza e conoscenza del fenomeno, azioni mirate, serie e che siano il pi\u00f9 indolore possibile per gli ignari alberi, spesso troncati senza una logica! Una valida azione d\u2019informazione per la popolazione e per i rischi che questa corre, andrebbe fatta e ripetuta ogni anno, anche nelle scuole. <strong>Un albero per crescere impiega decenni, per essere abbattuto ci vogliono pochi secondi, la Processionaria del Pino, non sia una scusa per far fuori gli alberi scomodi a qualche cittadino o peggio amministratore. <\/strong>Nelle nostre citt\u00e0 e nei nostri paesi, gi\u00e0 non abbiamo verde a sufficienza, se annientiamo anche quel poco che c\u2019\u00e8 rimasto, con la scusa della Processionaria, ci macchieremo di danni ben pi\u00f9 gravi di quelli prodotti dall\u2019insetto in questione. Intanto, tra cambiamenti climatici e impatto antropico, la natura soffre di squilibri e ciclici eventi. La conclusione? Una delle dieci piaghe d&#8217;Egitto, le punizioni che, secondo la Bibbia, Dio inflisse agli Egizi affinch\u00e9 Mos\u00e8 potesse liberare gli Israeliti dal Paese della schiavit\u00f9, fu proprio l\u2019invasione delle locuste. Oggi, l\u2019incursione delle processionarie del pino, sembra un\u2019altra piaga biblica, favorita sicuramente dal nostro gravissimo impatto antropico sull\u2019unico ambiente che abbiamo per vivere, del resto conoscete un\u2019altra Terra dove andare ad abitare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #3366ff\"><strong>Gianluca Congi \u00a9 &#8211; <span style=\"color: #3366ff\"><a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.gianlucacongi.it\">www.gianlucacongi.it<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff\"><b><i><a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.meteoweb.eu\/2016\/05\/la-processionaria-del-pino-sila-la-vera-storia-sul-flagello-silenzioso-dei-boschi-foto\/681368\/\"><em><strong><u>Tratto da MeteoWeb.eu, dove \u00e8 presente il testo con la gallery completa delle immagini\u00a0sulla Processionaria del Pino\u00a0\u2013<\/u><\/strong><u> CLICCA QUI \u2013 <\/u><\/em><\/a><\/i><\/b><\/span><\/p>\n<p><strong><em>Riferimenti: <span style=\"color: #993366\"><a style=\"color: #993366\" href=\"http:\/\/approdonews.it\/giornale\/?p=198279\">La Processionaria del Pino approda in Europa <\/a>&#8211; Francesco Foglia<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0La Processionaria del Pino, Thaumetopoea pytyocampa (Den. et Schiff.), conosciuta con pi\u00f9 termini, nei dialetti regionali italiani, da \u201cgatta pelosa\u201d a \u201ccampa\u201d, \u00a0\u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 pericolosi e voraci defogliatori delle conifere. Quest\u2019insetto termofilo colpisce e frequenta i boschi di pino, in particolare le seguenti specie: Pino nero, Pino insigne, Pino d\u2019Aleppo, Pino di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":7209,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[721],"tags":[799,800,724,737,738,801,733,726,802],"class_list":["post-7206","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","tag-foreste","tag-francesco-foglia","tag-gianluca-congi","tag-parco-nazionale-della-sila","tag-pino-laricio-silano","tag-processionaria-del-pino","tag-san-giovanni-in-fiore","tag-sila","tag-ue","et-has-post-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7206","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7206"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7206\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11138,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7206\/revisions\/11138"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7209"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7206"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7206"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7206"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}