{"id":7192,"date":"2016-04-25T13:33:45","date_gmt":"2016-04-25T11:33:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/?p=7192"},"modified":"2016-04-25T13:33:45","modified_gmt":"2016-04-25T11:33:45","slug":"il-lucherino-e-lo-stiaccino-due-rarita-in-sila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/ambiente\/il-lucherino-e-lo-stiaccino-due-rarita-in-sila\/","title":{"rendered":"Il Lucherino e lo Stiaccino, due rarit\u00e0 in Sila."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7195\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/2_Gianluca_CONGI\u00a9.jpg\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7195\" class=\"size-medium wp-image-7195\" src=\"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/2_Gianluca_CONGI\u00a9-300x277.jpg\" alt=\"Un individuo adulto maschio di Stiaccino in Sila Grande - foto Gianluca Congi \u00a9\" width=\"300\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/2_Gianluca_CONGI\u00a9-300x277.jpg 300w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/2_Gianluca_CONGI\u00a9.jpg 679w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-7195\" class=\"wp-caption-text\">Un individuo adulto maschio di Stiaccino in Sila Grande &#8211; foto Gianluca Congi \u00a9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">La Sila \u00e8 un maestoso acrocoro a forma di quadrilatero, tra i pi\u00f9 vasti altipiani d\u2019Europa, presenta, un\u2019alta variabilit\u00e0 di ambienti, anche intersecati tra di loro, spesso sfuggenti all\u2019occhio poco attento. L\u2019elemento forestale \u00e8 certamente il principale rappresentante di questi ambienti, dove regna incontrastato il Pino laricio calabrese o silano, che trova proprio su questi monti, la sua massima esplosione in termini di superficie e bellezza <em>(con oltre 40.000 ettari in popolamenti puri e misti ad altre essenze, secondo le esposizioni e altitudini)<\/em>. Altre importanti formazioni boschive, sono rappresentate dal Faggio, dall\u2019Abete bianco e nelle zone pi\u00f9 basse, dal Castagno e da varie specie quercine, tra cui spicca il Cerro, la Roverella e il Farnetto, quest\u2019ultimo specie sulla Sila Greca. L\u2019antica selva bruzia per\u00f2, non \u00e8 solo foresta e basta, in essa, come anticipavamo, sono presenti anche altri importanti habitat, tipo le praterie d\u2019alta quota, che interrompono la continuit\u00e0 del bosco, anche per centinaia di ettari in alcuni casi, con ampie valli, spesso ricche di acque superficiali. Non meno importanti, sono pure i vasti pascoli e gli incolti, delle quote pi\u00f9 basse, che conservano in pi\u00f9 zone, un certo grado di naturalit\u00e0, tale da consentire un certo equilibrio, alle varie specie animali e vegetali, nonostante l\u2019invasione umana, sia ormai penetrata, fin dentro il cuore di questi splendidi scenari naturali. In questo ricco contesto, pullulato da interminabili boschi e da splendidi pianori, troviamo una delle pi\u00f9 ricche comunit\u00e0 ornitiche <em>(uccelli)<\/em> dell\u2019intero Appennino italiano. La diversit\u00e0 biologica, rappresentata dalle decine di specie di uccelli nidificanti nella Sila, specie in quella porzione della Sila Grande, pone in essere un grande bisogno di conservazione e gestione pi\u00f9 oculata, degli ambienti naturali qui presenti, poich\u00e9 dal loro depauperamento o dalla loro distruzione, ne deriva un diretto impatto sulle specie, soprattutto quelle pi\u00f9 vulnerabili e sensibili alle trasformazioni degli habitat. In alcune zone ricche di uccelli anche rari, alle citate minacce, si aggiunge un\u2019eccessiva pressione venatoria, oltre al solito insidioso fenomeno del bracconaggio, che negli ultimissimi anni, in Sila, \u00e8 stato notevolmente combattuto da parte della Polizia Provinciale. La Sila non \u00e8 solo il cuore dell\u2019Appennino calabro ma \u00e8 un paradosso paesaggistico al centro del Mediterraneo, con monti che sfiorano i 2.000 metri, da dove, \u00e8 possibile ammirare uno scenario mozzafiato, con lo sguardo sopra l\u2019azzurro mare dello Jonio e del Tirreno. L\u2019Altopiano silano si pone come limite pi\u00f9 meridionale d\u2019Europa, per quanto concerne la distribuzione di alcune specie di uccelli, che qui si trovano, confinati in relitte popolazioni, per lo pi\u00f9 isolate dal resto delle aree di maggiore diffusione, sia del Paese sia dell\u2019Europa. Se nel periodo migratorio, molte specie, anche abbastanza rare, passano e sostano, tante altre, qui si fermano per nidificare. Parecchie, invece, sono sedentarie, pur se in alcuni casi, possono compiere brevi spostamenti, soprattutto nella stagione pi\u00f9 fredda o in funzione della disponibilit\u00e0 alimentare. In questo lembo dell\u2019estremo Mezzogiorno e nell\u2019Appennino meridionale, gli uccelli, specie in passato, non sono stati studiati abbastanza, come avvenuto ad esempio, per il resto dell\u2019Appennino o delle Alpi. Un quadro pi\u00f9 esaustivo, si \u00e8 cominciato ad averlo, negli ultimissimi decenni, grazie anche ad alcuni studiosi che si sono spesi in tal senso <em>(Moltoni, Cortone, Mingozzi e altri).<\/em> Recenti rilievi, oltre a confermare l\u2019abbondanza delle diverse specie di pennuti per la Sila, pongono altres\u00ec dubbi, sulla presenza di alcuni volatili o ne evidenziano una rilevante riduzione per altri, tutto ci\u00f2 rispetto ai dati del passato. Personalmente, credo, che oltre la bravura di chi va a indagare sul campo, condizione indispensabile per eseguire una veritiera indagine ornitologica, sia strettamente indispensabile, allo stesso identico modo, una profonda e dettagliata conoscenza dei luoghi, molti dei quali, occorre spesso monitorarli in continuazione e in pi\u00f9 giorni, per avere, dati ritenuti accettabili, sulla reale presenza e nidificazione di alcune specie piuttosto che di altre, spesso ritenute addirittura scomparse. Sulla Sila Grande, che \u00e8 la pi\u00f9 estesa e variegata porzione del massiccio silano, alla luce di tutto il ragionamento fatto, si pu\u00f2 meglio inquadrare la presenza di due specie rare come nidificanti, in altre parole, il <strong>Lucherino<\/strong> <em>(Carduelis spinus)<\/em> e lo <strong>Stiaccino<\/strong> <em>(Saxicola rubetra).<\/em> Entrambi uccelli, fanno parte dell\u2019ordine dei <em>Passeriformes<\/em>, ma appartengono a famiglie diverse, il <strong>Lucherino<\/strong> ai <em>Fringillidae <\/em>e lo <strong>Stiaccino<\/strong> ai <em>Muscicapidae<\/em>. Il <strong>Lucherino<\/strong> \u00e8 un piccolo uccello granivoro, tipicamente legato alle foreste di conifere; d\u2019inverno, nella nostra penisola, specialmente in delle annate, assistiamo a delle vere e proprie invasioni, con migliaia e migliaia d\u2019individui che giungono dal resto dell\u2019Europa. Che io ricordi, negli ultimi vent\u2019anni, la stagione invernale 2015\/2016 appena passata, probabilmente, ha rappresentato il record di queste invasioni, per quanto concerne la Sila. Seguendo attentamente, la presenza del <strong>Lucherino<\/strong>, registrata nel resto dell\u2019Italia per tutto l\u2019inverno 2015\/2016, nel mese di marzo scorso, ho avuto la fortuna di registrare la maggior concentrazione segnalata per il Paese. In un unico avvistamento, sono stati scrutati oltre un migliaio d\u2019individui presenti nel territorio del comune di San Giovanni in Fiore. In anni passati, invece, anche nella stagione invernale, pochi individui svernanti, hanno raggiunto la Sila. Da evidenziare, che tutta la scorsa stagione invernale, non \u00e8 stata n\u00e9 particolarmente fredda n\u00e9 particolarmente nevosa, pur se, proprio alla fine dell\u2019inverno, dal primo di marzo alla met\u00e0 del mese \u00e8 caduta la neve soprattutto sopra i 1300-1400 metri. La specie in questione, non ha solo evidenti fluttuazioni invernali, in quanto, anche nel periodo riproduttivo, ad esempio, le coppie che nidificano e vivono sedentarie, risentono degli andamenti meteoclimatici, che interferiscono soprattutto con la fioritura delle conifere. Pure i tagli boschivi scriteriati, nelle zone dove solitamente nidifica gi\u00e0 con pochissimi esemplari, rappresentano una seria minaccia. I fattori poc\u2019anzi elencati, ormai consolidati da pi\u00f9 autori, possono influenzare molto negativamente la nidificazione del Lucherino, specie nell\u2019area appenninica, dove \u00e8 ben pi\u00f9 raro che nelle Alpi. In Sila Grande, possiamo affermare tranquillamente, che le diverse coppie di <strong>Lucherino<\/strong> nidificante, che seguo ormai da moltissimi anni, siano dipendenti essenzialmente dal Pino laricio, pur se le stesse, nel periodo riproduttivo, sono state osservate nutrirsi anche sugli Abeti bianchi e in alcuni casi, ho potuto accertarne una nidificazione su un piccolo gruppo di conifere della specie Abete rosso, impiantate artificialmente circa 40 anni fa. Nel caso di specie, gli abeti rossi, fornivano sia un\u2019ottima base di nutrimento <em>(tramite l\u2019abbondanza di semi oleosi contenuti negli strobili)<\/em> sia, consentivano allo stesso modo di giovare delle fitte fronde dove sistemare il nido, a una quota poco sopra i 1300 metri sul livello del mare. L\u2019Abete rosso, specie nell\u2019arco alpino dove il <strong>Lucherino<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 abbondante come nidificante, \u00e8 sicuramente la specie arborea pi\u00f9 importante per questo fringillide. Pochi anni addietro, a circa 950 metri di quota, nel mese di giugno-luglio, ho avuto modo di accertare una nidificazione nei dintorni di San Giovanni in Fiore, non pi\u00f9 riscontrata negli anni successivi, nonostante gli sforzi estesi anche alle aree limitrofe. Questa nidificazione \u00e8 quella alla quota meno elevata, che ho notato, almeno sulla Sila e probabilmente anche nel resto dell\u2019Appennino Calabro <em>(dove la specie \u00e8 segnalata pur se molto rara, per il Pollino, le Serre e l\u2019Aspromonte). <\/em>Dalle osservazioni e dalle ricerche fatte nel tempo, certamente, nel periodo riproduttivo, vi sono annate dove la specie \u00e8 stata contattata, molto pi\u00f9 facilmente che rispetto ad altre, tenendo conto che, spesso, anche in maggio, sono stati osservati individui che probabilmente non erano appartenenti alla popolazione nidificante. Verosimilmente, nel periodo compreso, tra met\u00e0 aprile e met\u00e0 maggio, in pi\u00f9 occasioni, mi \u00e8 capitato di assistere a diversi comportamenti nuziali e territoriali <em>(inseguimenti e lotte tra maschi, richiami territoriali, scambio di nutrimenti tra maschio e femmina adulti)<\/em> concretizzati, dall\u2019osservare in seguito, sia accoppiamenti sia operazioni per la realizzazione del nido. A met\u00e0 giugno, sui 1500 metri di quota, in alcuni siti, i giovani erano gi\u00e0 autonomi e in grado di volare a lunghe distanze. In altre occasioni, i giovani da poco involati dal nido, sono stati osservati verso la fine di maggio. Il <strong>Lucherino<\/strong> in Sila, nidifica regolarmente e con diverse coppie, in pi\u00f9 settori del comprensorio, con particolare riferimento alla Sila cosentina, tuttavia, l\u2019ho trovato nidificante anche sulla Sila crotonese e catanzarese, seppur con numeri molto pi\u00f9 ridotti che rispetto alla Sila Grande. I nidi, sono stati rinvenuti sia in prossimit\u00e0 d\u2019importanti corsi d\u2019acqua sia in aree pi\u00f9 secche, dai circa 900 metri <em>(caso di San Giovanni in Fiore)<\/em> ai circa 1600 metri di quota <em>(nei comuni di Longobucco, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Serra Pedace e San Giovanni in Fiore),<\/em> con una preferenza altitudinale a partire dai 1300-1400 metri. Il trapezista dei boschi, dal canto soave e sereno, vero acrobata sui rami, visibile specie sugli ontani neri, quando a testa in gi\u00f9, d\u2019inverno, si nutre dei suoi semi, trova sull\u2019Altopiano silano uno dei nuclei riproduttivi pi\u00f9 importanti dell\u2019intero Appennino italiano, dove comunque \u00e8 un nidificante non comune. Con alcune decine di coppie che nidificano regolarmente, nonostante l\u2019isolamento geografico dai principali siti riproduttivi, i lucherini silani sono ancora presenti su queste profonde montagne. L\u2019altra specie di grande interesse \u00e8 legata invece agli spazi aperti e con il bosco non condivide quasi niente. Lo <strong>Stiaccino<\/strong> \u00e8 anch\u2019esso un piccolo uccello, \u00e8 un insettivoro, simile al pi\u00f9 comune Saltimpalo, da cui differisce soprattutto per la presenza dell\u2019ampio sopracciglio chiaro ed \u00e8 un migratore transahariano di lunga distanza, che sverna nell\u2019Africa tropicale. Come il Lucherino, anche lo Stiaccino presenta un chiaro morfismo sessuale, infatti, i maschi adulti differiscono dalle femmine. Lo <strong>Staccino<\/strong> \u00e8 nidificante nelle aree montane della penisola con il limite pi\u00f9 meridionale, situato proprio sulla Calabria, di fatti non \u00e8 presente n\u00e9 in Sicilia n\u00e9 in Sardegna. Sull\u2019estremo lembo appenninico calabrese, in Sila, trova certamente il migliore habitat riproduttivo. Indiscutibilmente, in accordo con diversi autori <em>(Sorace A., 2008),<\/em> la specie, anche sulla Sila, ha subito una contrazione negli ultimi decenni; quest\u2019uccello, oltre a risentire di molti fattori antropici, potrebbe addirittura scomparire per sempre, alla fine del secolo, dagli ambienti mediterranei e quindi dagli appennini (Huntley <em>et. al.<\/em> 2007). In sedici anni di monitoraggi mirati a ricercarlo, in tutti gli habitat potenzialmente idonei alla specie, presenti sulla Sila, ho trovato da circa cinque anni a questa parte, un luogo, dove in un fazzoletto di terra nidificano diverse coppie <em>(almeno 4 accertate nella stagione riproduttiva passata), <\/em>con valori certamente molto alti, per quanto concerne la nidificazione della specie nell\u2019Appennino centro-meridionale. In questa zona, dove sono concentrate la met\u00e0 di tutte le coppie che conosco sulla Sila, la specie \u00e8 minacciata da pi\u00f9 fattori, altres\u00ec \u00e8 il sito di nidificazione pi\u00f9 importante, oltre che quello altimetricamente pi\u00f9 basso, e si trova intorno ai 1100 metri di quota. La specie, comunque, nidifica con certezza in almeno altri tre-quattro comprensori, situati tra i 1300 e i 1500 metri e fortunatamente tutti compresi nel Parco Nazionale della Sila e nella ZPS <em>\u201cSila Grande\u201d.<\/em> Riportando delle osservazioni sulla specie nidificante in Sila, nei primi giorni di luglio, sono stati osservati entrambi genitori, in pi\u00f9 annate e occasioni, alimentare con insetti i giovani gi\u00e0 volati dal nido e presenti ancora nelle zone circostanti. In tutti i monitoraggi condotti sulle coppie nidificanti silane, queste hanno visto l\u2019involo dei giovani sempre dopo la met\u00e0 di giugno \u2013 inizi luglio. Purtroppo, come detto, la specie \u00e8 molto rara come nidificante, di fatti, personalmente, sono a conoscenza di non oltre 7-8 coppie certe, situate tutte in ampie praterie e vasti pascoli alternati a coltivazioni in un caso. I maggiori flussi migratori della specie sulla Sila, si osservano tra fine aprile e inizi maggio e tra fine agosto e inizi settembre. Il miglior intervento umano, per la conservazione del <strong>Lucherino<\/strong> e dello <strong>Stiaccino<\/strong> in Sila, degli ambienti dove questi vivono e, di tantissime altre importanti specie rare e comuni \u00e8 stato senza alcuna ombra di dubbio, l\u2019istituzione del Parco Nazionale della Sila, che sorto sulle ceneri del vecchio Parco della Calabria, ha ricompreso nel suo perimetro, importantissimi ambienti naturali, vari e complessi, in passato, oggetto di varie forme persecutorie, specie ai danni della preziosa fauna silana. Nonostante la protezione accordata dalla legge, diverse minacce sono sempre in agguato, per cui, l\u2019attenzione deve necessariamente essere massima. L\u2019uomo, non pu\u00f2 non tener conto, delle comunit\u00e0 vegetali e animali che da epoche immemorabili, abitano quest\u2019antichissima montagna, anche quando, non aveva ancora messo piede in tutti gli innumerevoli angoli di quest\u2019immenso scrigno di biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a0<span style=\"color: #3366ff\"><strong>Gianluca Congi \u00a9 &#8211; <\/strong><a style=\"color: #3366ff\" href=\"http:\/\/www.gianlucacongi.it\/\"><strong><u>www.gianlucacongi.it<\/u><\/strong><\/a><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"http:\/\/www.meteoweb.eu\/2016\/04\/lucherino-lo-stiaccino-due-rarita-sila-foto\/676012\/\"><span style=\"color: #800080\"><em><strong>Tratto da MeteoWeb.eu, dove \u00e8 presente la gallery completa delle immagini\u00a0del Lucherino e dello Stiaccino\u00a0\u2013<\/strong> CLICCA QUI \u2013 <\/em><\/span><\/a><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #800080\"><a style=\"color: #800080\" href=\"http:\/\/www.meteoweb.eu\/foto\/lucherino-lo-stiaccino-foto\/id\/675968\/#1\">Gallery solo immagini <em>&#8211; CLICCA QUI &#8211; <\/em><\/a><\/span><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Sila \u00e8 un maestoso acrocoro a forma di quadrilatero, tra i pi\u00f9 vasti altipiani d\u2019Europa, presenta, un\u2019alta variabilit\u00e0 di ambienti, anche intersecati tra di loro, spesso sfuggenti all\u2019occhio poco attento. 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