{"id":18511,"date":"2026-04-17T14:20:50","date_gmt":"2026-04-17T14:20:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/?p=18511"},"modified":"2026-04-17T14:20:50","modified_gmt":"2026-04-17T14:20:50","slug":"18511","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/cultura\/18511\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Anna Mallamo al Premio Sila: \u201cCol buio me la vedo io\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Alla libreria Ubik, gremita di pubblico, Anna Mallamo ha presentato il suo romanzo d\u2019esordio, \u201cCol buio me la vedo io\u201d (Einaudi), vincitore del Premio Supermondello 2025 e presentato al Premio Strega 2026. Quarto appuntamento con la Decina 2026 del Premio Sila. A dialogare con l\u2019autrice, il giornalista Giuseppe Smorto<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Iniziamo dalla fine. \u00abSar\u00f2 una stupida sognatrice, ma credo davvero che la bellezza salver\u00e0 il mondo\u00bb. <strong>Anna Mallamo<\/strong> ha concluso cos\u00ec, alla libreria Ubik, la presentazione di <strong>\u201cCol buio me la vedo io\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Quarto appuntamento con gli autori della Decina 2026 del Premio Sila.<\/p>\n<p>E ha aggiunto: \u00abVi ricordate che diceva Peppino Impastato? Se si insegnasse la bellezza sarebbe la pi\u00f9 grande arma contro le mafie. Noi siamo qui riuniti a parlare di una storia inventata. Stiamo facendo un atto politico rivoluzionario di resistenza umana. Ogni libro in pi\u00f9 \u00e8 una bomba in meno\u00bb. A dialogare con l\u2019autrice, il giornalista <strong>Giuseppe Smorto<\/strong>.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019incontro, la direttrice del Premio, Gemma Cestari, ha voluto ricordare Romano Luperini, giurato del Premio Sila scomparso sabato scorso: \u00abUn grandissimo intellettuale che ci ha onorato con la sua presenza. Per me \u00e8 stato anche qualcosa di pi\u00f9: una persona con cui ho avuto un rapporto umano fatto di grande delicatezza. Gli dobbiamo molto: per il giurato che \u00e8 stato, per l\u2019intellettuale straordinario e per l\u2019uomo\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una lingua nuova per raccontare il Sud<\/strong><\/p>\n<p>Gemma Cestari ha aperto l\u2019incontro sottolineando la maturit\u00e0 stilistica del romanzo: \u00abL\u2019invenzione di una lingua potentissima, nuova, mista del dialetto calabrese. Una lingua affilata come una lama, che disseziona la realt\u00e0. Una lingua ipnotica, musicale. Il punto \u00e8 che riesce a reggerla da cima a fondo, senza una sbavatura, dalla prima all\u2019ultima pagina\u00bb.<\/p>\n<p>Giuseppe Smorto ha posto subito la cornice storica: \u00abReggio Calabria per due anni rimase chiusa. Non potevi prendere il treno, non potevi andare in giro. I moti di Reggio hanno prodotto 19 morti. E in questa cornice c\u2019\u00e8 questo libro\u00bb.<\/p>\n<p>E ha chiosato: \u00abC\u2019\u00e8 una frase che ho sentito per tutta la vita: \u201cL\u2019importante \u00e8 che si ammazzino fra di loro\u201d. \u00c8 la pi\u00f9 grande falsit\u00e0. Non solo perch\u00e9 ci sono tante zone grigie e tante persone che fanno finta di non vedere, ma perch\u00e9 tra quelli ammazzati ci sono molti innocenti, molti che non hanno avuto giustizia\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1981: la metafora di Vermicino<\/strong><\/p>\n<p>Anna Mallamo ha spiegato la scelta temporale: \u00abIl 1981 c\u2019\u00e8 per un motivo preciso: vi ricordate Vermicino,la vicenda del piccolo Alfredino Rampi caduto in un pozzo artesiano? Fu la prima vicenda a cui abbiamo assistito tutti in diretta tv, senza vedere assolutamente nulla. Mi \u00e8 sembrato una metafora perfetta del nostro Sud: una cosa che si svolge sotto gli occhi di tutti e che nessuno vede. Reggio era una capitale della \u2019ndrangheta. Lo \u00e8 tuttora. Eppure io la vivevo da ragazzina come una citt\u00e0 normalissima. Noi negli anni Ottanta avevamo i paninari, cantavamo il rock con l\u2019inglese maccheronico. Facevamo una vita da ragazze di famiglia. Io sono stata una liceale entusiasta del liceo classico. Non volevo negare l\u2019ombra della \u2019ndrangheta. L\u2019ombra c\u2019\u00e8 e prima o poi ci tocca. Noi possiamo decidere di guardare il sole e fare finta che l\u2019ombra non ci sia. Se invece la realt\u00e0 la guardi, la accetti, la realt\u00e0 ti trasforma. Non volevo ridurre la narrazione alla solita storia di Gomorra. Volevo raccontare una citt\u00e0 del Sud con enormi bellezze, una citt\u00e0 che non \u00e8 mai stata raccontata se non come citt\u00e0 della \u2019ndrangheta o citt\u00e0 dei moti di Reggio\u00bb.<\/p>\n<p><em>ra alla libreria Ubik, gremita di pubblico, Anna Mallamo ha presentato il suo romanzo d\u2019esordio, \u201cCol buio me la vedo io\u201d (Einaudi), vincitore del Premio Supermondello 2025 e presentato al Premio Strega 2026. Quarto appuntamento con la Decina 2026 del Premio Sila. 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