{"id":18442,"date":"2026-03-12T18:59:44","date_gmt":"2026-03-12T18:59:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/?p=18442"},"modified":"2026-03-12T18:59:44","modified_gmt":"2026-03-12T18:59:44","slug":"la-normalizzazione-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/attualita\/la-normalizzazione-della-guerra\/","title":{"rendered":"La\u201d normalizzazione \u201c della guerra"},"content":{"rendered":"<p>Le guerre evocano forze difficili da controllare<br \/>\nLucia Lucente<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4973d6ee-30ba-4d00-9455-607af0f7c244.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-18443 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4973d6ee-30ba-4d00-9455-607af0f7c244.jpeg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"168\" \/><\/a><br \/>\nL\u2019 epoca contemporanea \u00e8 contrassegnata da un\u2019 allarmante inquietudine non dovuta al fatto che nel mondo esistano ancora regimi autoritari, capaci di opprimere e reprimere il proprio popolo: quello \u00e8 un incubo secolare, che, da sempre, tormenta l\u2019 umanit\u00e0 . Ci\u00f2 che, oggi, appare pi\u00f9 inquietante \u00e8 la progressiva \u201cnormalizzazione\u201d della guerra anche nel discorso pubblico delle democrazie.<br \/>\nIl conflitto armato viene evocato con una facilit\u00e0, impensabile fino ad alcuni decenni fa. Si discute di operazioni militari, di equilibri strategici, di mosse tattiche, come se si parlasse di economia o partite di calcio.<br \/>\nLa guerra, nel racconto mediatico e politico, assume, cos\u00ec, un volto quasi tecnico, un meccanismo razionale, pianificato, governato da strategie e tecnologie avanzate. Sembra qualcosa che appartiene a mappe digitali, satelliti e sale operative, lontano dalla vita concreta delle persone.<br \/>\nEppure la realt\u00e0 \u00e8 diversa, sempre la stessa verit\u00e0 brutale: la guerra \u00e8 fatta di esseri umani tormentati, massacrati, che perdono tutto, in primis la vita. Non \u00e8 un\u2019astrazione. \u00c8 il crollo di case abitate, il silenzio improvviso delle scuole, la fuga di famiglie, che abbandonano ci\u00f2 che hanno costruito in una vita, di bambini mutilati, violentati, affamati, denutriti e malnutriti, uccisi per\u201d garantire la pace\u201d Quale pace? Quella della prepotenza, della tracotanza, del<br \/>\npredominio del debole sul pi\u00f9 forte, della violazione dei pi\u00f9 elementari diritti?<br \/>\nOgni conflitto lascia dietro di s\u00e9 citt\u00e0 devastate e comunit\u00e0 lacerate, ma, soprattutto, ferite invisibili: traumi, rancori, paure, che si trasmettono nel tempo e che, spesso, preparano nuove spirali di violenza. Le vittime diventano numeri, le citt\u00e0 distrutte semplici punti su una mappa, le sofferenze collettive una nota a margine nelle analisi geopolitiche.<br \/>\nNaturalmente, nessuno prova nostalgia per i regimi oppressivi, che, ancora oggi, governano alcuni Paesi. La libert\u00e0 non germoglia, per\u00f2 , nel terreno impervio dell\u2019 indifferenza verso il prezzo umano dei conflitti e , soprattutto, nessuno pu\u00f2 arrogarsi il diritto di essere \u201c il<br \/>\ngendarme del mondo\u201d!<br \/>\nLa storia insegna che le guerre, anche quando intraprese con motivazioni dichiarate come giuste, liberano forze difficili da controllare. Producono instabilit\u00e0, alimentano nuovi rancori e, sovente, colpiscono proprio le popolazioni, che si diceva di voler aiutare.<br \/>\nIl problema pi\u00f9 serio, tuttavia, \u00e8 l\u2019 insensibilit\u00e0 con cui affrontiamo l\u2019 argomento , a meno che non si tema di essere coinvolti, in maniera diretta, nel conflitto.<br \/>\nQuando la guerra diventa un argomento di routine nei talk show, quando se ne discute con la stessa superficialit\u00e0 di una strategia economica o di una competizione sportiva, qualcosa si incrina nella coscienza pubblica. \u00c8 come se la violenza organizzata iniziasse a essere percepita come una componente inevitabile dell\u2019ordine mondiale.<br \/>\nQuesto processo produce una forma pericolosa di assuefazione morale. Ci abituiamo lentamente all\u2019idea che le bombe possano essere uno strumento ordinario della politica, che la distruzione di citt\u00e0 e comunit\u00e0 possa essere giustificata da equilibri strategici o interessi nazionali.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questa \u201cnormalizzazione\u201ddella violenza il segnale pi\u00f9 inquietante del nostro tempo.<br \/>\nLe bombe producono macerie e distruzione; l\u2019 assuefazione riduce in cenere la \u201c pietas\u201d, l\u2019 amore verso gli altri, la solidariet\u00e0.<br \/>\nQuando quella sensibilit\u00e0 si affievolisce, quando la sofferenza altrui diventa una notizia tra le tante, una civilt\u00e0 smarrisce la coscienza etica.<br \/>\nPer questo la questione non riguarda soltanto le strategie geopolitiche o gli equilibri tra potenze. Riguarda il modo in cui scegliamo di parlare della guerra, il linguaggio con cui la descriviamo, la consapevolezza con cui guardiamo alle sue conseguenze.<br \/>\nRicordare significa non dimenticare mai che, dietro ogni decisione militare, si nasconde una catena di vite spezzate e di ferite destinate a durare molto pi\u00f9 a lungo delle operazioni , che le hanno provocate.<br \/>\nQuando , infatti, una societ\u00e0 comincia ad accettare la violenza come normale amministrazione, non sono soltanto le citt\u00e0 a rischiare di essere distrutte. \u00c8 la coscienza stessa del nostro tempo che si sta, irrimediabilmente, smarrendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le guerre evocano forze difficili da controllare Lucia Lucente L\u2019 epoca contemporanea \u00e8 contrassegnata da un\u2019 allarmante inquietudine non dovuta al fatto che nel mondo esistano ancora regimi autoritari, capaci di opprimere e reprimere il proprio popolo: quello \u00e8 un incubo secolare, che, da sempre, tormenta l\u2019 umanit\u00e0 . 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