{"id":18417,"date":"2026-02-25T15:35:12","date_gmt":"2026-02-25T15:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/?p=18417"},"modified":"2026-02-25T15:35:12","modified_gmt":"2026-02-25T15:35:12","slug":"psico-sanremo-2026-linconscio-dietro-le-canzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/attualita\/psico-sanremo-2026-linconscio-dietro-le-canzoni\/","title":{"rendered":"Psico-Sanremo 2026: l\u2019inconscio dietro le canzoni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Psico-Sanremo 2026: l\u2019inconscio dietro le canzoni<\/strong><\/p>\n<p><em>I testi di Sanremo 2026 non parlano solo d\u2019amore, ma del modo in cui oggi ci difendiamo dall\u2019amore. Lo psicologo Marco Piccolo di Cosenza propone una guida \u201cpsy\u201d ai brani in gara: bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile e lutto.<\/em><\/p>\n<p>Mi sono preso la briga di leggere testi e presentazioni dei 30 brani in gara. Non per fare il critico musicale n\u00e9 per stilare classifiche. Mentre l\u2019Ariston accende le luci della ribalta, ho provato a fare il contrario: spegnere i riflettori per accendere una piccola luce sull\u2019inconscio. Molti testi di quest\u2019anno, di primo acchito, sembrano semplici. A tratti persino \u201cbanali\u201d. Ma la \u201cbanalit\u00e0\u201d, molte volte, \u00e8 una forma di protezione per non farsi travolgere dalle emozioni. E infatti ci sono alcuni brani che lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, copioni, difese. Ne ho scelti quattro (pi\u00f9 uno). Non perch\u00e9 siano \u201ci pi\u00f9 belli\u201d (come voi, non li ho ancora ascoltati), ma perch\u00e9 nei loro testi si vedono meglio alcune \u201cpsico-dinamiche\u201d care alla mia Psicologia del profondo. Il primo \u00e8 \u201cMagica favola\u201d di Arisa, una canzone che mette a tema la regressione psicologica come richiesta di cura. Il testo \u00e8 un viaggio a ritroso. Non per nostalgia estetica, ma per bisogno. Quando il presente diventa stancante, disordinato, confuso, la psiche cerca un luogo dove tornare. E quel luogo ha un nome antico: \u201ctra le braccia di mia madre\u201d. Qui la regressione non \u00e8 infantile, ma una richiesta di contenimento. Donald Winnicott direbbe: quando l\u2019ambiente vacilla, riemerge la domanda di qualcuno \u201csufficientemente buono\u201d che ci permetta di riposare senza vergognarci di essere fragili. E c\u2019\u00e8 un altro dettaglio importante: la passione che si confonde con la sofferenza. In molte relazioni, il soggetto chiama \u201camore\u201d ci\u00f2 che in realt\u00e0 \u00e8 un impasto di bisogno e di ferite. La favola, allora, non \u00e8 una fuga. \u00c8 un modo di sopravvivere senza crollare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cMale necessario\u201d di Fedez &amp; Masini \u00e8 la seconda canzone che ho scelto, un brano che parla del padre, della colpa e dell\u2019Ombra.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 forse il brano pi\u00f9 esplicitamente \u201cclinico\u201d. Non tanto per le parole forti, ma per la struttura interna: un Io che prova a separarsi da un Ego che lo imprigiona, e un \u201ctribunale interiore\u201d che continua a parlare. Il verso sul padre \u00e8 centrale: \u201cOgni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi\u201d. Qui si sente il crollo dell\u2019idealizzazione. Sigmund Freud direbbe: quando cade il padre ideale, il soggetto resta solo davanti alla propria colpa e alle proprie cicatrici. Carl Jung aggiungerebbe: in quel momento emerge l\u2019Ombra: ci\u00f2 che abbiamo rimosso perch\u00e9 non coincide con l\u2019immagine che volevamo essere.<\/p>\n<p>Un punto delicato \u00e8 anche il titolo: \u201cmale necessario\u201d. \u00c8 un\u2019idea ambigua, e proprio per questo interessante. Per alcuni \u00e8 trasformazione: attraversare il dolore per smettere di scappare. Per altri \u00e8 condanna: restare attaccati alla sofferenza perch\u00e9 almeno quella fa sentire vivi.<\/p>\n<p>Il terzo brano \u00e8 \u201cAvvoltoi\u201d di Eddie Brock che parla dell\u2019impulso irrefrenabile a scegliere l\u2019oggetto che ferisce. La canzone lo esprime con durezza: parla di chi \u201csceglie sempre quello che far\u00e0 male\u201d. Qui non siamo nel romanticismo. Siamo nella ripetizione.<\/p>\n<p>Freud la chiamerebbe \u201ccoazione a ripetere\u201d: il soggetto torna, senza saperlo, nello stesso punto doloroso per tentare di controllarlo, di trasformarlo, di dominarlo. Ma finisce per riaprirlo. Gli \u201cavvoltoi\u201d diventano una bella immagine psichica: non solo nemici esterni, ma figure interne che si posano sulla nostra vulnerabilit\u00e0 e impediscono il gesto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 difficile: \u201cspogliare il cuore\u201d, cio\u00e8 uscire dalla corazza. \u00c8 una canzone sul masochismo relazionale, ma detta senza moralismi: come se il testo dicesse \u201clo so, eppure ci ricasco\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La canzone di Tredici Pietro \u201cUomo che cade\u201d \u00e8 la quarta che ho scelto perch\u00e9 descrive la fragilit\u00e0 del S\u00e9 e la vergogna del maschile. Gi\u00e0 il titolo \u00e8 perfetto: l\u2019uomo che cade. Non l\u2019uomo che combatte, non l\u2019uomo che vince. Cade. E nel testo compaiono immagini di buio interno, mancanza di rispetto per s\u00e9, \u201cinterni neri\u201d.<\/p>\n<p>Qui sento un tema molto contemporaneo: la mascolinit\u00e0 che non riesce pi\u00f9 a reggere l\u2019obbligo culturale della prestazione. E forse \u00e8 un bene. Perch\u00e9 quando il S\u00e9 \u00e8 costretto a essere sempre \u201cforte\u201d, la fragilit\u00e0 non sparisce: diventa sintomo, dipendenza, anestesia. Winnicott direbbe che la caduta pu\u00f2 essere un varco: smettere di recitare un falso S\u00e9 performante e incontrare, finalmente, un punto di verit\u00e0. L\u2019imbarazzo, la macchia, il fallimento diventano paradossalmente l\u2019unica autenticit\u00e0 possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come dicevo, c\u2019\u00e8 un quinto brano che merita assolutamente di stare accanto ai quattro: \u201cStella stellina\u201d di Ermal Meta. Qui il dolore non \u00e8 un tema: \u00e8 un ambiente. Il tempo si spezza, diventa irregolare, quasi irreale. \u00c8 il lutto quando non scorre, quando non \u201cpassa\u201d e ti cambia la percezione del mondo. Il testo oscilla tra due movimenti opposti: tenere vivo il legame e anestetizzare per non sentire. Melanie Klein parlerebbe di riparazione: il dolore come tentativo di salvare l\u2019oggetto dentro di s\u00e9. Wilfred Bion aggiungerebbe che il dolore diventa pensiero solo se pu\u00f2 essere contenuto.<\/p>\n<p>Oltre a questi cinque, ci sono altri brani \u201cpsy\u201d che vale la pena citare brevemente. \u201cOssessione\u201d di Samurai Jay parla di quando l\u2019altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio \u201ccraving\u201d con picchi e sindrome di astinenza. \u201cAnimali notturni\u201d di Malika Ayane parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l\u2019identit\u00e0 possa reggere solo al buio. \u201cPrima che\u201d di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell\u2019altro \u2013 la fame di riconoscimento \u2013 prima dell\u2019immagine e del ruolo. E infine \u201cLe cose che non sai di me\u201d di Mara Sattei che parla del silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perch\u00e9 non ti ami, ma perch\u00e9 ho paura di essere presa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In conclusione, se dovessimo fare una diagnosi a questo Sanremo, parlerei di un\u2019edizione nostalgica e un po\u2019 depressiva, ma con un dettaglio molto importante: il dolore non viene mascherato da eroismo, ma viene cantato. E quando il dolore viene cantato, a volte, smette di essere solo dolore e comincia a diventare simbolo. Come dico spesso alle persone che incontro: quando il dolore pu\u00f2 essere pensato, cambia forma. Diventa energia e cambiamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Dott. Marco Piccolo, psicologo di Cosenza<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"mailto:info@marcopiccolo.it\">info@marcopiccolo.it<\/a><\/p>\n<p>349-2620568<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Psico-Sanremo 2026: l\u2019inconscio dietro le canzoni I testi di Sanremo 2026 non parlano solo d\u2019amore, ma del modo in cui oggi ci difendiamo dall\u2019amore. Lo psicologo Marco Piccolo di Cosenza propone una guida \u201cpsy\u201d ai brani in gara: bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile e lutto. 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