{"id":13850,"date":"2020-12-16T19:24:30","date_gmt":"2020-12-16T19:24:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/?p=13850"},"modified":"2020-12-16T19:24:30","modified_gmt":"2020-12-16T19:24:30","slug":"i-monti-della-sila-piangono-il-loro-ultimo-eremita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/ambiente\/i-monti-della-sila-piangono-il-loro-ultimo-eremita\/","title":{"rendered":"I monti della Sila piangono il loro ultimo eremita."},"content":{"rendered":"<p>Nel silenzio rotto da una piovosa giornata di fine autunno, l\u2019ultimo eremita della Sila, ha terminato il suo lungo cammino su questa Terra. Pasquale Talarico \u201cBettina\u201d, aveva 96 anni e la gran parte di essi li aveva trascorsi in pace con s\u00e9 stesso e con il resto del mondo. Zio Pasquale, come veniva chiamato da tutti, dopo varie convivenze con diverse localit\u00e0 silane, dal 1970 si era stabilizzato definitivamente, da solo, in un luogo ameno e sperduto, situato alle falde della Sila Grande, sotto la montagna di Campo di Manna, in agro di San Giovanni in Fiore, a due passi dalle zone pi\u00f9 accidentate del fiume Neto, dove la Sila cede il passo alle colline dell\u2019alto crotonese, un balcone naturale con vista mare che talvolta sembra tenderti la mano.<\/p>\n<p>Zio Pasquale ha vissuto con pochissimo e senza pretese, una vita passata dietro le capre e, abitando gli ultimi quarant\u2019anni della sua vita, in una baracca con poche lamiere arrugginite e muri in pietra a secco, senza malta! Penso che abbia vissuto con felicit\u00e0 in un mondo che noi non abbiamo mai compreso. Forse non ha avvertito nemmeno la solitudine, le sue capre (<em>divenute selvagge e inavvicinabili dopo la sua assenza)<\/em> e il suo mulo, sono stati un\u2019ottima compagnia come del resto lo sono stati pure i cinghiali e i lupi, comparsi nel cuore della notte, oppure i tanti uccellini che gli hanno allietato le giornate, dall\u2019alba al tramonto. In pi\u00f9 di quarant\u2019anni non \u00e8 stato minimamente disturbato nemmeno dall\u2019irruenza del fiume Neto, che specie d\u2019inverno e con la tempesta, ingrossava e impetuoso sbatteva contro gli enormi macigni di granito che circondano una delle zone pi\u00f9 selvagge dell\u2019Appennino Calabro.<\/p>\n<p>Per settimane e mesi rimaneva isolato nella sua oasi selvaggia, violata di tanto in tanto dalle visite del figlio Giovanni, di qualche buon uomo e dagli uomini di legge, che lui amava chiamare in dialetto sangiovannese come quelli della \u201c<em>leggia<\/em>\u201d. \u00c8 stato un uomo buono, pacifico e soprattutto rispettoso dei luoghi, gli stessi che l\u2019hanno accolto e ospitato come un elemento di quella splendida natura selvaggia. Ricordo la prima volta che lo incontrai, ero ragazzo e curioso di vedere questa persona, un po\u2019 timoroso ma allo stesso tempo deciso. Non lontano dal suo alloggio, notai uno strano albero abbarbicato ad un costone roccioso e che lui stesso diceva di aver trovato gi\u00e0 cos\u00ec vecchio e rugoso. Era un Orniello o Frassino da manna secolare, mai visto nulla di simile giacch\u00e9 questo genere di pianta di solito cresce in forma di piccolo albero.<\/p>\n<p>Tra le varie cose, mi sono sempre chiesto se avesse riguardo per la sua salute, tenuto conto che nemmeno il morso dei calabroni lo avevano scalfito pi\u00f9 di tanto. Ho sempre portato immenso rispetto per quell\u2019uomo solitario, che sapeva tante cose nonostante avesse vissuto lontano dalla confusione del mondo moderno. Sapevo che aveva dei figli e che aveva avuto una moglie ma non mi sono mai permesso a chiedergli altro, semplicemente per un senso di profondo rispetto. Ho raccolto da lui tante testimonianze sugli animali selvatici che popolavano la Sila gi\u00e0 da prima dell\u2019inizio della seconda guerra mondiale e viste le sue conoscenze non banali, mi documentavo spesso sugli uccelli che osservava, era solito indicarmi il punto dove secondo lui, tanti anni prima, vedeva uccelli simili alle aquile.<\/p>\n<p>Alcune testimonianze di Zio Pasquale li ho cristallizzate in una relazione poi consegnata al prof. Franco Tassi, biologo di fama e storico direttore del Parco Nazionale dell\u2019Abruzzo. Zio Pasquale ha vissuto da ricco pur senza nessuna comodit\u00e0: senza gas metano, senza corrente elettrica, senza servizi igienici, senza medicine, senza vestiti firmati, senza telefoni o televisione, praticamente senza niente di tutto quello che abbiamo noi uomini moderni! La sua ricchezza \u00e8 stata l\u2019immenso patrimonio naturale circostante, ecco perch\u00e9 non ha temuto la pioggia, il freddo, il vento, la neve o il sole, ha saputo semplicemente apprezzare la natura in ogni sua forma, rispettandola e accarezzandola con la sua delicata presenza. Un uomo che trova una dimensione al suo essere, alla sua esistenza e alla sua anima, non potr\u00e0 mai essere giudicato, ecco perch\u00e9 oggi lo voglio ricordare.<\/p>\n<p>Nel 2011, a 87 anni, Zio Pasquale \u00e8 stato costretto a lasciare la montagna per ragioni di salute, trascorrendo amorevolmente gli ultimi nove anni della sua esistenza terrena, presso una residenza assistenziale protetta della zona, dove si \u00e8 spento serenamente il 3 dicembre 2020. In questi ultimi anni senza la sua presenza, le mie visite laggi\u00f9, sono state sempre accompagnate da un profondo senso di malinconia e tristezza. \u00c8 raro pensare che un piccolo uomo possa fare un grande rumore dentro il silenzio assordante di luoghi millenari sperduti eppure \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Oggi, laggi\u00f9, gli aranci, gli ulivi, le pietre nude \u00e8 quell\u2019albero secolare unico e mai visto altrove sembrano testimoniare ancora la presenza silenziosa di chi ha scelto di vivere distante dalle futilit\u00e0 e dall\u2019inutile societ\u00e0 moderna. Sono convinto che l\u2019ultimo eremita della Sila vivr\u00e0 in eterno, baster\u00e0 andare tra quei monti e guardarsi intorno per avvertirne la sua misteriosa presenza anche se i suoi passi non faranno pi\u00f9 rumore.<\/p>\n<p><em>Gianluca Congi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel silenzio rotto da una piovosa giornata di fine autunno, l\u2019ultimo eremita della Sila, ha terminato il suo lungo cammino su questa Terra. Pasquale Talarico \u201cBettina\u201d, aveva 96 anni e la gran parte di essi li aveva trascorsi in pace con s\u00e9 stesso e con il resto del mondo. 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