{"id":12164,"date":"2019-05-15T20:26:33","date_gmt":"2019-05-15T20:26:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/?p=12164"},"modified":"2019-05-15T21:54:03","modified_gmt":"2019-05-15T21:54:03","slug":"al-lupo-al-lupo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/ambiente\/al-lupo-al-lupo\/","title":{"rendered":"AL LUPO, AL LUPO?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"246\" class=\"size-medium wp-image-12165\" src=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38-300x246.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38-300x246.jpg 300w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38-768x630.jpg 768w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38.jpg 999w, https:\/\/www.ilquindicinale.com\/sgf\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/\u00a9CONGI_Gianluca_Lupo_Sila_e38-750x615.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I toni allarmistici e le assurde ipotesi che accompagnano la notizia che circola in questi giorni sull\u2019avvistamento di tre lupi nel catanzarese, sono un\u2019 amara conferma di come l\u2019atavica avversione nei confronti di questi animali sia ancora ben lungi dall\u2019essersi esaurita.<\/p>\n<p>Non contenti di averli massacrati per secoli con ogni mezzo, compresa la gassificazione delle tane con piccoli, fino a farli scomparire da molte nazioni europee, e di averli ridotti al lumicino in Italia, con circa cento (cento!) esemplari in tutto, censiti agli inizi degli anni 70 da Zimen e Boitani, l\u2019avvisamento di uno sparuto gruppo del carnivoro fa letteralmente gridare \u201cal lupo, al lupo!\u201d.<\/p>\n<p>Ma veniamo ai fatti. Dal mese di novembre ad oggi (riporto testualmente) sono stati registrati dieci casi di ovini sbranati in una localit\u00e0 non lontana da Catanzaro, mentre l\u2019avvistamento dei tre individui si \u00e8 verificato nei giorni scorsi, a qualche chilometro di distanza. Ebbene, pur non potendo escludere a priori che gli autori dell\u2019attacco siano stati i lupi, allo stesso modo si converr\u00e0 che il semplice avvistamento, oltre tutto non nell\u2019immediatezza del fatto, non costituisce di per s\u00e9 una prova \u201cdi colpevolezza\u201d. Per quanto poi concerne il dichiarato accertamento autoptico da parte di un veterinario che avrebbe certificato che \u201cil morso e le modalit\u00e0 sono proprio quelle tipiche dei lupi\u201d, mi permetto di avanzare qualche perplessit\u00e0, visto e considerato che la distinzione tra un attacco mortale e conseguente sbranamento da parte di un lupo e quelli di grossi cani richiede una preparazione tecnica e un\u2019esperienza sul campo non comuni, frutto di comparazione tra diversi parametri che, nell\u2019insieme, possono portare con una buona probabilit\u00e0 di successo, a discriminare l\u2019attacco al bestiame compiuto da lupi rispetto a quello dei cani. E\u2019 dunque legittimo domandarsi: quanti attacchi certi di lupi sono stati verificati prima, e con quali criteri, rispetto a quelli di origine \u201ccanina\u201d tali da consentire un giudizio cos\u00ec netto e inequivocabile?<\/p>\n<p><strong>Da uno studio specifico (Alotto, 2003) \u00e8 infatti emerso che spesso \u201cvengono attribuiti al Lupo, gran parte degli attacchi anche quando non esiste questa evidenza\u201d ) e si ricordano i 57 capi la cui morte era stata attribuita ai lupi, che solo in sei casi venne confermata \u201cda un veterinario debitamente formato\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Personalmente ricordo il boom di richieste di risarcimento danni da lupi dopo l\u2019entrata in vigore della Legge Regionale 3\/86 , tale da provocare un\u2019inchiesta della Guardia di Finanza, visto che tali rimborsi avevano sfiorato la ragguardevole cifra di 900.000.000 delle vecchie lire, a fronte di una popolazione di lupi stimata allora in non pi\u00f9 di una cinquantina di animali in tutta la regione, e quindi con un rapporto vitelli divorati\/lupo tale da condannare il predatore ad una condizione di inattivit\u00e0 per manifesta obesit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Il che non vuol dire, ripeto, che il lupo non predi pecore o vitelli anche in presenza di ungulati selvatici, ma che anche nel caso di Catanzaro, l\u2019 uccisione di dieci pecore in sei mesi, in mancanza di altre prede (vedi ad esempio piccoli di cinghiale o rossastri o malati), calcolando il fabbisogno giornaliero di carne al giorno e anche la possibilit\u00e0 di resistere a lunghi periodi di digiuno, avrebbe condannato i tre lupi catanzaresi alla morte per fame.<br \/>\nDetto ci\u00f2, pur riconoscendo il danno effettivo subito dall\u2019allevatore (con il beneficio del dubbio sugli autori del misfatto), non siamo certamente di fronte ad un\u2019emergenza lupi, considerato che la densit\u00e0 di questo predatore, al vertice della piramide alimentare, \u00e8 valutata di 1-3 individui ogni 100 Km2 e che, livello riproduttivo, non stiamo parlando n\u00e9 di topi, n\u00e9 di conigli, tant\u2019\u00e8 che ci sono voluti circa vent\u2019anni per vedere la popolazione italiana passare da circa 500 a circa 1500 lupi.<\/p>\n<p>Di una cosa comunque gli allevatori possono stare certi: non \u00e8 stato messo in atto nessun \u201cpiano segreto\u201d di \u201cripopolamento\u201d di lupi per contrastare la presenza dei cinghiali (a parte il fatto che se non ci sono riusciti 13.500 cacciatori, i selettori e i cappi che strangolano i cinghiali, e tutto quello che di peloso ha una certa taglia\u2026, \u00e8 difficile che tre soli lupi, per quanto proverbialmente affamati, possano debellare la piaga suina).<br \/>\n<strong>Di fronte alla predazione e ai danni alla zootecnia da parte di carnivori, siano essi cani rinselvatichiti o lupi, non esiste dunque altra strategia se non quella indicata in pi\u00f9 occasioni dagli organismi scientifici (ISPRA) e dal Ministero dell\u2019Ambiente, per il controllo del randagismo canino e per l\u2019adozione di sistemi di prevenzione e di mitigazione del danno. Non un solo intervento, ma tutta una serie di iniziative, adottate sulla base delle particolarit\u00e0 locali che in diversi contesti territoriali hanno visto ad esempio l\u2019impiego di particolari cani da guardia (la razza maremmana- abruzzese , il Komondor , cane dei Pirenei ecc.), l\u2019uso di recinti elettrificati, la stabulazione notturna protetta, scoraggiando il pi\u00f9 possibile la conduzione del pascolo delle greggi allo stato brado, che invece dovrebbero essere sempre accompagnate dal pastore o da cani da difesa.<\/strong><\/p>\n<p>A meno che, viste certe tendenze in atto, non si voglia ripristinare l\u2019antica tradizione dei \u201cLupari\u201d e assegnare un premio per ogni testa di lupo consegnata.<br \/>\n<strong>Infine due parole sul paventato pericolo per la sicurezza dei cittadini: l\u2019ultimo caso documentato di aggressione all\u2019uomo da parte di lupi in Italia risale al 1825 (Gattinara , VC), mentre in Italia risultano invece dal 3 settembre scorso ad oggi ben sei casi di aggressione all\u2019uomo da parte di bovini, di cui quattro mortali (tra cui un ragazzo di 15 anni a Modica, in Sicilia), per cui, stando alle statistiche e considerando le centinaia di migliaia tra escursionisti, fungaioli, cacciatori e gitanti della domenica che non hanno mai subito aggressioni da lupi (da cani di pastori s\u00ec), dovremmo concludere che sono pi\u00f9 pericolose le vacche che non i lupi.<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte al problema delle interferenze tra i predatori carnivori e le attivit\u00e0 zootecniche esistono delle esperienze che provano che una certa coesistenza tra uomo e l\u2019animale possa realizzarsi, nell\u2019interesse di chi lavora e impegna i suoi capitali nel settore, ma anche per conservare quei 1500-2000 lupi che in Italia, tra 7,5 milioni di vacche, 13 milioni di pecore e capre, 300.000 cani randagi e le fucilate dei bracconieri, riescono ancora a lanciare il loro ululato nelle notti di luna piena.<\/p>\n<p>___________________________________<br \/>\nDott. Giuseppe Paolillo<br \/>\nResponsabile Settore Conservazione<br \/>\nWWF Vibo Valentia<br \/>\ncalabria@wwf.it<\/p>\n<p><em>Credits:<\/em> le foto del Lupo appenninico in copertina e delle sue impronte nella neve del Parco Nazionale della Sila sono di Gianluca Congi \u00a9<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I toni allarmistici e le assurde ipotesi che accompagnano la notizia che circola in questi giorni sull\u2019avvistamento di tre lupi nel catanzarese, sono un\u2019 amara conferma di come l\u2019atavica avversione nei confronti di questi animali sia ancora ben lungi dall\u2019essersi esaurita. 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