Anna Mallamo al Premio Sila: “Col buio me la vedo io”

Alla libreria Ubik, gremita di pubblico, Anna Mallamo ha presentato il suo romanzo d’esordio, “Col buio me la vedo io” (Einaudi), vincitore del Premio Supermondello 2025 e presentato al Premio Strega 2026. Quarto appuntamento con la Decina 2026 del Premio Sila. A dialogare con l’autrice, il giornalista Giuseppe Smorto

 

Iniziamo dalla fine. «Sarò una stupida sognatrice, ma credo davvero che la bellezza salverà il mondo». Anna Mallamo ha concluso così, alla libreria Ubik, la presentazione di “Col buio me la vedo io”.

Quarto appuntamento con gli autori della Decina 2026 del Premio Sila.

E ha aggiunto: «Vi ricordate che diceva Peppino Impastato? Se si insegnasse la bellezza sarebbe la più grande arma contro le mafie. Noi siamo qui riuniti a parlare di una storia inventata. Stiamo facendo un atto politico rivoluzionario di resistenza umana. Ogni libro in più è una bomba in meno». A dialogare con l’autrice, il giornalista Giuseppe Smorto.

Prima dell’incontro, la direttrice del Premio, Gemma Cestari, ha voluto ricordare Romano Luperini, giurato del Premio Sila scomparso sabato scorso: «Un grandissimo intellettuale che ci ha onorato con la sua presenza. Per me è stato anche qualcosa di più: una persona con cui ho avuto un rapporto umano fatto di grande delicatezza. Gli dobbiamo molto: per il giurato che è stato, per l’intellettuale straordinario e per l’uomo».

 

Una lingua nuova per raccontare il Sud

Gemma Cestari ha aperto l’incontro sottolineando la maturità stilistica del romanzo: «L’invenzione di una lingua potentissima, nuova, mista del dialetto calabrese. Una lingua affilata come una lama, che disseziona la realtà. Una lingua ipnotica, musicale. Il punto è che riesce a reggerla da cima a fondo, senza una sbavatura, dalla prima all’ultima pagina».

Giuseppe Smorto ha posto subito la cornice storica: «Reggio Calabria per due anni rimase chiusa. Non potevi prendere il treno, non potevi andare in giro. I moti di Reggio hanno prodotto 19 morti. E in questa cornice c’è questo libro».

E ha chiosato: «C’è una frase che ho sentito per tutta la vita: “L’importante è che si ammazzino fra di loro”. È la più grande falsità. Non solo perché ci sono tante zone grigie e tante persone che fanno finta di non vedere, ma perché tra quelli ammazzati ci sono molti innocenti, molti che non hanno avuto giustizia».

 

1981: la metafora di Vermicino

Anna Mallamo ha spiegato la scelta temporale: «Il 1981 c’è per un motivo preciso: vi ricordate Vermicino,la vicenda del piccolo Alfredino Rampi caduto in un pozzo artesiano? Fu la prima vicenda a cui abbiamo assistito tutti in diretta tv, senza vedere assolutamente nulla. Mi è sembrato una metafora perfetta del nostro Sud: una cosa che si svolge sotto gli occhi di tutti e che nessuno vede. Reggio era una capitale della ’ndrangheta. Lo è tuttora. Eppure io la vivevo da ragazzina come una città normalissima. Noi negli anni Ottanta avevamo i paninari, cantavamo il rock con l’inglese maccheronico. Facevamo una vita da ragazze di famiglia. Io sono stata una liceale entusiasta del liceo classico. Non volevo negare l’ombra della ’ndrangheta. L’ombra c’è e prima o poi ci tocca. Noi possiamo decidere di guardare il sole e fare finta che l’ombra non ci sia. Se invece la realtà la guardi, la accetti, la realtà ti trasforma. Non volevo ridurre la narrazione alla solita storia di Gomorra. Volevo raccontare una città del Sud con enormi bellezze, una città che non è mai stata raccontata se non come città della ’ndrangheta o città dei moti di Reggio».

ra alla libreria Ubik, gremita di pubblico, Anna Mallamo ha presentato il suo romanzo d’esordio, “Col buio me la vedo io” (Einaudi), vincitore del Premio Supermondello 2025 e presentato al Premio Strega 2026. Quarto appuntamento con la Decina 2026 del Premio Sila. A dialogare con l’autrice, il giornalista Giuseppe Smorto