Chi non ha rispetto per il luogo dove vive, non ha rispetto per se stesso e per i propri figli.

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Un divano abbandonato alla periferia di San Giovanni in Fiore. Qualcuno anni fa scrisse una frase inequivocabile: "La cultura a S.G.F." - ph G.Congi
Rifiuti in Sila – ph G.Congi

Non c’è angolo di strada o di campagna che non sia sfregiato dall’ignoranza. Dio ci ha dato la possibilità di vivere in uno dei più bei territori del Mezzogiorno. Una fortuna che da sempre abbiamo buttato per strada, proprio come sta accadendo con la raccolta differenziata dei rifiuti. Non voglio entrare nel merito di questioni che né m’interessano né tanto meno considero, credo fortemente convinto che le colpe provengano dall’alto per poi finire inevitabilmente alla base della società: i cittadini. In merito alle questioni ambientali non abbiamo mai brillato né come politica né come popolazione, è un dato inconfutabile. Non mi sono mai occupato di processi ma l’aspetto che trovo davvero molto vergognoso è l’atteggiamento menefreghista e meschino che poniamo in essere nei confronti di ciò che ci circonda: la natura. Non c’è strada della periferia o dell’immediata campagna, che non sia imbrattata dalle schifezze. Basta farsi un giro per prendere atto che siamo fuori dal mondo! Siamo ritornati ai livelli di decenni fa, quando lo zozzone di turno, andava e lasciava tutta la sua ignoranza a bordo strada. Chi non ha rispetto per il luogo dove vive, non ha rispetto per se stesso e per i propri figli. Ricordo il mio stato d’animo, quando gente di fuori, mi poneva la domanda pertinente alla raccolta differenziata dei rifiuti a San Giovanni; oltre a mostrare immancabilmente un certo imbarazzo, cercavo quasi sempre di cavarmela dicendo che in un paese di montagna era tutto più difficile, ma dopo pochissimo, non sapendo dire bugie, dovevo ammettere miseramente che qui ancora non esisteva! Vi è da dire però, che a oggi non esiste neppure un’isola ecologica, roba che altrove è arcaica, questo per evidenziare in che realtà viviamo. Dopo anni e anni di buio pesto, ammetto che finalmente è stata avviata quella che è una questione di civiltà. La società evoluta (mentalmente) ha superato da decenni le discariche che ingrassavano certi loschi soggetti e, gli appetiti dei singoli, ci hanno avvelenato per decenni, hanno avvelenato paradossalmente anche i loro figli, fanno finta di non saperlo perché preferiscono tacere pur di non ammettere che è una triste realtà. Stiamo morendo di tumori come se fosse normale, eppure oltre alla sorte molto dipende da pochi personaggi, quelli cui stringiamo la mano e che elogiamo. Mi rendo conto che siamo degli emeriti ignoranti, il cambiamento è qualcosa che fa paura a chi vive fuori dalla realtà. Nella maggior parte dell’Italia, sono anni luce più avanti ma c’è sempre un modo e un tempo per iniziare. Ritornando alla premessa, a me non piace discutere di questioni politiche o tanto meno di aspetti diversi rispetto a quello che è il solo e unico fine del mio scrivere per la difesa della natura. Non entrerò per tanto in ambiti non di mio interesse, pur avendo idee molto chiare anche su altri aspetti. La vergogna che metto in luce con quest’articolo e, che tutti conosciamo bene è il comportamento di alcuni zozzoni, che stanno imbruttendo e inquinando ovunque. Mi chiedo se costoro lo facciano per dispetto verso qualcuno: a chi credete di fare un torto, al sindaco forse? Al paese? A chi raccoglie i rifiuti? Al vicino? Buttare rifiuti per strada, nei fiumi, nei boschi o anche solo fuori dagli spazi consentiti è una cafonata contro se stessi come prima cosa. E’ anche una vera vigliaccata verso i famigliari, gli amici, il paese (quello che dite di amare nei sogni) ma lo è ancor più contro le generazioni che verranno, i figli e i nipoti, quelli che prima baciate e poi condannate con comportamenti criminali. Quando ero ragazzo, giocando nelle immediate campagne della periferia, ricordo che c’era un signore anziano che buttava via qualsiasi cosa gli veniva tra le mani, all’interno di un canalone, aveva appena gettato una bottiglia, era del 1950, così come letto dalla data impressa sul collo della stessa, non so se ancora giace lì, ma una cosa è certa, diventeremo polvere molto prima delle porcherie che abbiamo gettato nell’ambiente. La cattiveria, l’arroganza e la stupidaggine ci coprirà di vergogna anche una volta morti e sepolti. Siamo dei poveri illusi. Continuate a gettare roba ovunque, tanto la cultura non è quella che è professata sui libri o davanti a un pc, la cultura è quella che usiamo con la testa e con le mani ogni qualvolta che ci rapportiamo con tutto ciò che ci circonda. Non servono a niente le multe, le telecamere, le manette o le denunce, se non abbiamo una coscienza o peggio se quest’ultima è malata o sporca, tutto il resto sarà solo degrado. Un degrado culturale, sociale e ambientale che ci circonda a più non posso. Tu che butti le schifezze per strada, di sera o di giorno, lungo la via di Palla Palla, dalla strada per Macchia di Lupo, all’Olivaro o in qualsiasi altro posto, non ti vergogni? Non c’è un solo motivo per comportarsi in questo modo. Siete ancor in tempo per pentirvi e iniziare a vivere una nuova vita in armonia con il nostro territorio. In caso contrario continuerete a essere coperti dalla vergogna, anche il vostro tempo finirà molto presto!

Gianluca Congi per il Quindicinale

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Appassionato sin dalla tenera età di natura & animali. Socio fondatore e membro attivo di diverse organizzazioni di ricerca e studio in particolare sulla fauna selvatica, all'interno delle quali, svolge importanti attività di ricerca e monitoraggio a carattere regionale, nazionale ed internazionale. Già presidente del WWF - Sila e già coordinatore del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale-LIPU. Per il Quindicinale e per diverse altre testate cartacee e online cura da moltissimi anni le pagine che trattano di territorio e delle sue problematiche, di natura e di animali. Attualmente presta servizio nel Corpo della Polizia Provinciale di Cosenza.